Costa Concordia: morire per un saluto

È un colpo al cuore vedere quel gigante del mare coricato a ridosso dell’isola del Giglio, con il suo carico ancora imprecisato di vite umane spazzate via per sempre. Inghiottite per colpa di quello squarcio di circa 70 metri che ha ferito lo scafo della Concordia.

Le indagini in corso da parte della Procura di Grosseto hanno  messo in luce le gravissime responsabilità a carico del comandante Francesco Schettino in stato di fermo. Le pesanti ipotesi di reato di cui dovrà rispondere sono “omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave”.  Ma è altrettanto evidente che a saltare è stata l’intera catena di comando.  Inoltre incombe il rischio di disastro ambientale  intorno all’isola, per le 2.400 tonnellate di carburante contenuto nei serbatoi.

È stato confermato che la rotta della Concordia è stata appositamente deviata da Schettino per la consueta prassi dell’inchino, a conoscenza della Capitaneria, in omaggio all’ex comandante Mario Palombo.

Questa tragedia con i suoi morti e dispersi, con le polemiche sull’impreparazione dell’equipaggio e con i suoi strascichi legali dovrà portare un  insegnamento.

Le regole esistono per essere rispettate e non per essere infrante. Basta una distrazione, un azzardo malcalcolato a fare sprofondare una città galleggiante e mettere a repentaglio la vita di più di 4000 persone solo per un “saluto”.

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