Italia: un Paese dal futuro incerto

Dall’ultimo rapporto Eurispes, emerge l’immagine di un Paese sempre più sfiduciato, diseguale ed incapace di credere nel futuro. Un futuro che si profila una variabile incerta in balia della politica, delle istituzioni comunitarie, della traballante economia in recessione. Questi attori sono i veri padroni della vita e del futuro degli Italiani, che tuttavia non hanno perso del tutto le speranze di essere trattati un giorno da cittadini e non da sudditi da parte di una classe dirigente, frutto di una tradizione feudale e costruita sulla cooptazione.

Una classe dirigente, che come già teorizzava Gaetano Mosca agli inizi del ‘900, è sempre più autoreferenziale e nella quale raramente viene premiato il merito, l’applicazione e la capacità. Prova ne è la fulminante carriera del Viceministro al Lavoro Martone, professore ordinario a 29 anni sopratutto grazie alle amicizie altolocate di papà Antonio, ex avvocato generale in Cassazione .

Salari che crescono poco, prezzi che crescono troppo ci riportano indietro di circa 15 anni fa. Secondo l’ISTAT, nel corso del 2011 i salari sono aumentati di appena 1,8% contro un’impennata dell’inflazione del 2,8% segnando in questo scarto un record tra salari-prezzi più forte di quello registrato nel 1995. Tutto ciò significa erosione del potere d’acquisto, consumi ancora più depressi, ammontare del debito pubblico più difficile da scalfire.

Con la crisi è cominciata una lenta ma progressiva marcia indietro: i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, mentre la classe media tende a scomparire. Se non si mettono più soldi nelle tasche di coloro che aspettano soltanto di poterli spendere per avere un livello di vita meno indecente, non c’è speranza di crescita, fonte non solo di benessere ma di pace sociale.

 

 

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