The Boss(i)’s Family

Riflettendo sulla parabola discendente della Lega  mi viene in mente il memorabile attacco del primo servizio del grandissimo Giorgio Bocca sulla città di Vigevano pubblicato da Il Giorno nel lontano 1962. «Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste»

La Lega, il più vecchio partito italiano, nato dalle ceneri della Prima Repubblica sulla scia di Tangentopoli, paladina del buon costume, ha imparato bene da quella Roma Ladrona l’arte di fottere. Dagli scandali venuti alla luce a seguito delle inchieste giudiziarie sui rimborsi elettorali emerge che i ladroni la Lega li aveva in casa, anzi in casa Bossi.

È stato Bossi a scegliere il tesoriere Belsito, un passato da buttafuori e da autista, perché era l’allievo prediletto dell’ex cassiere della Lega, Balocchi morto nel 2010, conosciuto tra i leghisti con il soprannome di “intoccabile”, anche lui a suo tempo indagato per appropriazione indebita a seguito del crack Credieuronord.

Leonardo Facco nel suo libro “Umberto Magno” aveva smascherato come funzionava il sistema di spartizione del denaro all’interno del Carroccio: tutto quanto passava attraverso Bossi e soprattutto dopo l’ictus che lo colpì nel 2004 attraverso il comitato del malaffare del “cerchio magico” che proteggeva, ingabbiava e lubrificava il grande Capo e la sua familia, truffando tre soggetti in un colpo solo: lo Stato, i contribuenti, i militanti.

Con i soldi del partito sono stati finanziate le più folli spese personali della famiglia Bossi e dei clan dei fedelissimi, tra cui il diploma e le lauree del Trota e di Rosy Mauro, alias “la badante” e leader del fantomatico sindacato padano SinPa.

Ancora una volta, il sistema ha funzionato perche tutti pensavano di essere al di sopra della legge, tutti credevano di poter fare qualunque cosa fino a che non è arrivata questa inchiesta. C’è chi sostiene che nel partito non cambierà nulla dopo le dimissione del Senatur perché la stragrande maggioranza dei leghisti sono accecati dal culto della personalità del grande Capo. E nemmeno il torbido delle  indagini in corso riuscirà a scalfire tra i militanti la fiducia deposta nel loro Boss.

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6 thoughts on “The Boss(i)’s Family

  1. Non so perché, ma ho sempre sospettato che il Senatur non fosse così duro e puro come voleva dare a intendere. La prima conferma l’ho avuta quando il Trota è diventato consigliere regionale, ma ora si è proprio scoperchiato tutto il pentolone. Tra l’altro, pare che anche la moglie di Bossi, ex-maestra e baby-pensionata, abbia attinto ai fondi del partito (oltre a quelli dello Stato) per finanziare la sua scuola privata.

    Bello il gioco di parole del titolo!

    1. Grazie, mi è venuto quasi spontaneo 🙂 E’ da un pezzo che molti nutrono non poche perplessità sulla ‘purezza’ e trasparenza degli affari del Carroccio… Vale lo striscione che hanno appeso a BG in occasione dell’orgoglio leghista che si terrà stasera: da padroni in casa nostra a ladroni in casa nostra… Ecco la sintesi della parabola discendente della Lega…

  2. La tua è cronaca d’oggi.
    Ti consiglierei la lettura di un libro recente, del 2011, “L’idiota in politica – Antropologia della Lega Nord” scritto da Lynda Dematteo, antropologa presso l’Istituto interdisciplinare di antropologia del contemporaneo. Cnrs di Parigi, pubblicato nella “Serie Bianca” dell’editrice Feltrinelli.
    Leggeresti l’analisi scientifica della nascita della Lega e dei suoi personaggi i quali hanno fatto il salto dallo stadio al Parlamento anche perchè è stato loro concesso tanto spazio considerando folkrore le loro parate e le loro elucubrazioni.

  3. Grazie mille, Cordialdo, per la tua segnalazione, non mancherò di leggerlo, anche se temo che più scavi nelle pieghe di questo ‘partito’, per non dire ‘associazione a delinquere’, più il disgusto sale…

    1. Se li conosci li eviti. Non cdimenticare che io, non bergamasco, vivo a Bergamo! Una cosa molto sgradevole. A volte mi chiedo quanti secoli ci vorranno perchè escano dalle caverne. Ciao.

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