Svalutation: no recession!

Il vento della recessione soffierà ancora a lungo in particolare sull’Europa. Non lo dice solo l’economista  Fitoussi invitato speciale della prima puntata dell’evento televisivo di Celentano “Rock Economy” in onda ieri sera su canale cinque e che ha riscosso un boom di ascolti.

Le previsioni per niente rosee sono quelle del FMI, in occasione del World Economic Outlook presentato oggi a Tokyo. Negative le previsioni per l’Eurozona, in particolare per l’Italia con una recessione del  2,3%  e dello 0,07% nel 2013 oltre a un tasso di disoccupazione  destinato a crescere.

La cosa davvero allarmante è che nessuno all’interno del FMI sembra preoccuparsi delle devastanti implicazioni sociali  delle politiche di rigore su alcuni Paesi europei, in particolare in Grecia e Spagna. La prima, con le casse ormai vuote e con fondi a disposizione per arrivare fino alla fine di novembre se non arrivano gli aiuti di Bruxelles. La seconda, che continua a temporeggiare sull’ipotesi di chiedere un salvataggio europeo.

La politica di austerity dettata dall’Europa, il problema dei debiti sovrani che ha ormai assunto i connotati di debito odioso, l’aggravarsi della congiuntura economica hanno messo a nudo la necessità inderogabile di ripensare la crescita per superare la contraddizione di fondo: l’impossibilità di rilanciare i consumi per via da un lato i tagli ai bilanci pubblici e l’aumento delle imposte e dall’altro la mancanza di liquidità o credit crunch nel circuito che frena gli investimenti. Lo sostengono in tanti, intellettuali ed economisti di diverse scuole di pensiero, tra cui 120 economisti francesi che hanno pubblicato su Le Monde un articolo contro il fiscal compact.

“Affannarsi a cercare di far ripartire l’economia nel modo in cui ha funzionato negli ultimi decenni non porta da nessuna parte”, sostiene Mauro Magatti in Oltre la grande contrazione: verso una crescita di nuova generazione.

Figlia degli ‘eccessi finanziari’ scatenati dalla crisi americana del 2008 che ha promosso un’economia basata sul consumo a debito,  la difficile congiuntura attuale è destinata a durare lungo. Per avviare un nuovo modello di crescita, occorre abbandonare la concezione quantitativa e ripartire su una nuova “economia psichica” basata su beni relazionali, rispettosa dell’ambiente delle istanze democratiche dei popoli. L’esatto contrario di quanto sta avvenendo nel contesto europeo.

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3 thoughts on “Svalutation: no recession!

  1. Sul debito odioso ci sarebbe davvero di che fare una serie di analisi severe.
    La prima delle quali è che lo Stato, ricorrendo al debito anziché a una tassazione realmente equa (progressiva) per finanziarsi, opera una scelta di redistribuzione del reddito a favore delle classi più ricche.
    A parità di utilizzo delle risorse finanziarie, infatti, nel caso dell’imposizione fiscale, ove realmente applicata secondo i principi costituzionali (art 53), la ricchezza subisce un legittimo processo di redistribuzione verso il basso; nel caso di ricorso all’indebitamento non solo le classi più ricche non sono chiamate a contribuire, ma vengono remunerate per mettere a disposizione la loro ricchezza – quindi accrescendola di fatto e incrementando il divario fra classi ricche e povere, come effettivamente è avvenuto a partire dagli anni ’80.

    Questa tabella postata da Debora Billi sul suo blog è eloquente:

    http://crisis.blogosfere.it/2012/04/debito-pubblico-italia-labbiamo-gia-pagato-conti-alla-mano.html

  2. Ciao Mauro, ti ringrazio per il tuo intervento, sempre puntuale e prezioso, ed anche per il link che mi permettero’ di condividere su Twitter. I numeri parlano chiaro… E purtroppo tutto ciò aumenterà ancora di piu’ il divario tra ricchi e poveri…

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