I nuovi schiavi

 

I nuovi schiavi

 

 

Che la Repubblica Italiana fosse fondata sul precariato, l’ho scritto in altre occasioni.

Ma che in nome di una presunta flessibilità il precariato stesse diventando una nuova forma di schiavitù, in grado di spazzare via secoli di diritti acquisiti, è ormai un fatto agli occhi di tutti, reso ancora più acuto dalla recessione che ci terrà compagnia anche per tutto il 2013, anno di elezioni e di solite promesse non mantenute.

Una nuova, silenziosa forma di schiavismo, trasversale a tutti i settori e assetti societari: dalla piccola impresa agricola che sfrutta manodopera straniera in nero in una delle zone più floride della Liguria, alla più grande azienda di servizi italiana, passando per quell’oscuro mondo delle cooperative che conquistano a prezzi stracciati gli appalti nei più svariati settori, quelle che nascono e muoiono in un batter d’occhio, e dove un esercito di lavoratori schiavi arriva ad essere pagato la bellezza di 2,5 euro all’ora.

Compensi ‘cinesi’ e costo della vita europeo, un mix esplosivo, il cui effetto è quello di mettere indietro le lancette dell’orologio del progresso.

Contratti scritti in un linguaggio criptico, fatto apposta per ‘fottere’ il malcapitato, quando non addirittura inesistenti, straordinari non pagati e pure i ricatti, più o meno velati, del faraone di turno.

E chi non sottostà alle regole draconiane, è sbattuto fuori, cacciato via e subito rimpiazzato con un precario nuovo di zecca. Tanto quello del precariato è l’unico mercato in via di espansione.

Un po’ come ai tempi dell’Antico Egitto: schiavi, merce di scambio, uomini privi di diritti e condannati ai lavori forzati.

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9 thoughts on “I nuovi schiavi

  1. Hai sicuramente ragione, se poi a questo aggiungi che anche molti lavori in regola o i compensi di quelle categorie di professionisti che non sono tutelate sono di gran lunga inferiori a quelli che dovrebbero essere, il quadro è completo…resta solo l’emigrazione…

  2. Perfettamente d’accordo, anche se qualche mea culpa dovremmo pronunciarlo un po’ tutti. Il posto fisso, possibilmente sotto casa, ci era dovuto, in virtù di non so quale promessa. I doveri pochi, i diritti tanti, tutti assoluti. Oggi paghiamo il prezzo dei nostri abusi, degli eccessi di situazioni economicamente non sostenibili in un mercato globale o anche solo libero. Sarà molto dura risalire.

    1. Mi sembra che sei molto fuori strada con un nostra culpa assolutamente fuori luogo.
      Questa situazione la dobbiamo a due responsabili principali: il sindacato che è venuto meno al suo dovere di chiedere più salario e più diritti invece di mettersi in affari, manovrare per entrare nei CdA di decine di enti previdenziali e difendere aziende che erano già nate morte e sostenute dai soldi pubblici, sia sotto forma di finanziamenti a tasso agevolato o addirittura regalati, sia come appalti per opere inutili il cui scopo era arricchire l’appaltatore e dare un po’ di lavoro inutile che, ovviamente, venuto il momento delle ristrettezze, è sparito.
      L’altro colpevole sono i pseudo rivoluzionari che ammazzavano povera gente con l’idea che questa fantastica rivoluzione avrebbe portato la giustizia sociale.
      Come è andata lo sappiamo: i rivoluzionari oggi sono dei ricchi borghesi che si aiutano l’un l’altro, come una specie di mafia di ex sessantottni, occupano i migliori posti con lauree ottenute con il 6 politico e, ovviamente, siccome le risorse sono poche, se le pappano solo loro, i loro figli e le loro amanti. Sono proprio gli ex rivoluzionari i peggiori schiavisti.

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