Autenticamente Falso

burocrazia_PA

Viviamo in un paese dove la Pubblica Amministrazione vive con l’ossessione di controllare tutto e tutti.

Più occhiuta del KGB e più verticistica dell’imperatore cinese (e del suo esercito di mandarini), è totalmente impregnata di questa grave psicosi da cui deriva un orgia di timbri, bolli, marche, notai, certificati, firme e sigle in triplice copia che devono produrre orgasmi non indifferenti alle impiegate che con orgoglio sbattono il timbro davanti al suddito allo sportello.

L’idea della Pubblica Amministrazione è che tutto deve essere certificato su carta, possibilmente in bollo, in modo da avere una prova che uno è cieco veramente o che si è veramente laureato. Poi magari si scoprono eserciti di finti ciechi che, da Bolzano a Pantelleria, prendono per i fondelli INPS, Asl e altri enti preposti, oppure che ci sono reggimenti di finti medici, finti dentisti, finti geometri e chissà se non scopriremo un giorno pure finti senatori e deputati.

Un’ossessione per la carte che, vista con l’occhio critico del razionalismo e nell’epoca del digitale, non è solo una malattia ma anche una cosa ridicola visto che qualsiasi documento si può rifare pari pari all’originale, e in un modo alla portata di tutti. Basta un PC, uno scanner, un programma di grafica e tutto si falsifica, senza neanche ricorrere a qualche esperto falsario con lente d’ingrandimento e dita sporche di nicotina e d’inchiostro da timbro.

Devi produrre quel certo documento, che ormai non trovi più perché nel frattempo hai fatto tre traslochi nei dieci anni che è durata la tua causa?

Andare a scavare in soffitta e in cantina fra carte amuffite, racchette da tennis (cimeli di antiche velleità sportive) e tonnellate di scarpe e borse che non metti più?

Ma neanche per sogno. Chiami il collega che ha fatto la tua stessa causa, ti fai scannerizzare il suo documento (che lui tiene in ordinati fascicoli), con Paintshop cambi quello che c’è da cambiare, lo spedisci via email all’avvocato che poi lo porterà in Tribunale dove sarà fotocopiato enne volte perdendo di fotocopia in fotocopia qualsiasi traccia di falso.

E così si fa con tutto, e tutti siamo potenzialmente come Frank Abagnale, quel truffatore minorenne americano che riusciva a farsi passare anche per pilota di aviolinea. Ed erano solo gli anni 60, tempi di colla e forbici. Ora è tutto più facile e alla portata di tutti.

Solo la P.A. italica non se ne è accorta e crede alle favole della PEC e alla firma digitale, che proprio perché digitali, sono ancora meno sicure di un pezzo di carta in originale. Si fa per dire   😉

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5 thoughts on “Autenticamente Falso

  1. Hai fatto una descrizione molto precisa dell’Italia, paese sempre più burocratico, in cui paradossalmente l’avvento del digitale non ha fatto che moltiplicare l’uso della carta, oltre che complicare ulteriormente le cose. Ho lavorato per un po’ nel pubblico e i miei colleghi più anziani mi dicevano sempre che una decina di anni prima si stampava molto, ma molto meno… Strano eh?

    Qualsiasi documento si può riprodurre uguale all’originale, è verissimo, infatti di gente che tarocca i certificati medici ne conosco eccome. Ma non corriamo troppo, alcuni impiegati hanno appena imparato la differenza tra accendere il PC e lo schermo (no, non sono cattiva, è proprio così), per cui una cosa alla volta! A onor del vero, ci sono anche impiegati pubblici bravi, che si rendono conto dell’assurdità di questo sistema, ma che comunque non hanno alcun potere per cambiare le cose. Per fortuna almeno adesso per molti titoli e certificati è prevista l’autocertificazione, almeno quello…

    Mi ha divertito la storia dei timbri… beh, lo ammetto, sono una gran feticista, per cui non posso che adorare questi oggetti vintage, pur non capendone l’utilità! 🙂

  2. L’autocerticazione sta al certificato come la masturbazione ad un rapporto a due. Perchè é un surrogato per non fare quello che andrebbe fatto: i sistemi informativi, da quando uno nasce, sanno giá tutto di noi e quindi possono passarsi i dati fra di loro senza coinvolgere il suddito.
    La prova più recente e indecente é la pensata dell’Inps di mettere i CUD online che poi il pensionato deve stampare e portare al Caf per fare il 730.
    Ora, siccome il Cud serve a dichiarare i redditi, l’Inps non fa prima a dare i dati all’agenzia delle entrate senza coinvolgere i sudditi?
    Troppo difficile?
    No, troppo semplice per chi è abituato a crearla la burocrazia.

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