Lady di ghiaccio

Lady_Ghiaccio_Thatcher

È ormai un fatto risaputo che quando un personaggio pubblico varca la soglia dell’aldilà, molto spesso spuntano panegirici da ogni dove.

Non è questo il caso della recente scomparsa di Margaret Thatcher. Su ogni fronte sono emerse più critiche che elogi su questa icona culturale, com’è stata definita da Jennifer Schuessler nel blog del NY Times.

Krugman s’interroga sui meriti della Thatcher che ha governato la Gran Bretagna dal 1979 fino al 1990. La Lady di ferro ha il merito di aver avviato un’economia ultraliberista basata sullo smantellamento dello Stato sociale che ha scatenato l’ecatombe sociale da cui il Paese non si sarebbe mai sollevato.

Un welfare State smagrito che ha portato da un lato a una maggiore flessibilità, per non dire precarietà, ma che dall’altra ha acuito sensibilmente il divario tra ricchi e poveri, aggravato anche dall’abolizione del salario minimo. Ne furono contenti i minatori che organizzarono il più lungo sciopero nel 1984 che il governo della figlia del droghiere si prodigò violentemente a contrastare.

Inoltre alla Thatcher si deve la massiccia finanziarizzazzione dell’economia britannica messa in atto a scapito dell’industria manifatturiera che per secoli aveva reso il Paese una potenza economica, culla della rivoluzione industriale del XIX secolo.

L’allegra bolla finanziaria che ne scaturì ha costretto i governi inglesi a nazionalizzare le banche, come le tessere di un micidiale domino che precipitano una sopra l’altra.
Lo descriv0n0 bene Larry Elliot e Dan Atkinson in “Going South”, come ci racconta Roberto Marsicano nel suo post.

Senza tralasciare l’atto di potenza colonialista del lontano 1982, in occasione della guerra delle Falklands-Malvinas, quel brandello di terre a due passi dall’Argentina, che non si capisce la ragione per cui debbano essere inglesi, dove l’increscioso episodio dell’affondamento dell’incrociatore Belgrano, nelle gelide acque antartiche costato la vita a 323 militari, resterà nella memoria un crimine di guerra per il mondo intero. Giovani vite spezzate mandate allo sbaraglio dalla follia omicida del dittatore Galtieri, allora capo dello Stato.

Funerali solenni, che ammonterebbero a circa 10 milioni di sterline a carico del contribuente britannico, in tempi di recessione e di stretta di cinghia rappresentano uno spreco che ha tutti i connotati di un oltraggio.

Un’eredità politica controversa fatta più da ombre che da luci.

Un insegnamento per la classe dirigente italiana, impantanata e senza un governo da più di quaranta giorni, la glaciale determinazione nell’affrontare il comando?

Magra consolazione, però.

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