Tsunami a Genova

Ancora un’altra volta, ma non l’ultima, perché ce ne saranno tante altre.
Qualcuno ha detto che l’uomo intelligente è quello che risolve i problemi, ma l’uomo saggio è quello in grado di evitarli…

Bisagno Genova alluvione
Tsunami a Genova

Genova, una città ferita e violentata, più che dalla crudeltà di un clima ormai stravolto dalla strafottenza e corruzione degli uomini. Come quelle puttane sfatte che battono per i suoi carrugi maleodoranti e degradati, abusate e poi scaricate, alla merce delle voglie dei “signori” clienti. Così lontane dalla fascinosa “Bocca di rosa” cantata da De Andrè

Non se lo meritava un destino così crudele, per quanto sia una città dal carattere diffidente e chiuso, che riflette in pieno il DNA dello spirito ligure, attaccato alle ‘palanche’ e avaro di sentimenti. Una città che non perdona debolezze e che per questo, a sua volta, non verrà mai perdonata…

The Others casa
“The Others”

Decenni di abusi edilizi, fondi stanziati già dal precedente alluvione  del 2011, ma mai adoperati per beghe giudiziarie, il solito rimpallo delle responsabilità, l’impotenza ma pure anche l’ottusità di alcuni cittadini che si ostinano a rimanere attaccati, a costruire e a ricominciare in una zona a rischio alluvione, che appartiene al fiume…

Come le anime dei trapassati in The Others, così disperatamente attaccate alla  propria casa, intrappolate in un limbo, incapaci di accettare in modo consapevole il loro karma

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2 thoughts on “Tsunami a Genova

  1. In un paese con altissimo analfabetismo e per di più marchiato a fuoco come terra del “familismo amorale”, non ci si può aspettare che una fetta consistente della popolazione capisca che non si deve costruire nelle aree golenali e men che mai nel letto dei fiumi, perché come dice il mio idraulico, – che lui si che se ne intende d’idraulica -, l’acqua cerca la pendenza (e Genova è tutta in pendenza) e quando è tanta, vuole pure sfogare, cioè vuole spazio per allargarsi e allagare.
    Ma i popoli italici quasi godono del loro vivere a rischio.
    Rischi che neppure s’immaginano, e sui quali gli italici scherzano, come quelli della Lega che inneggiano all’eruzione del Vesuvio per cancellare i napoletani, quando questa eruzione, – che prima o poi ci sarà -, non solo distruggerà milioni di metri cubi di case lasciate costruire ai piedi di un vulcano che non ha mai fatto sconti, ma siccome l’eruzione interesserà anche la caldera dei Campi Flegrei, – una delle più grandi del pianeta, cioè in effetti un super vulcano con una bocca di 25km – l’intera Italia e gran parte del Mediterraneo verrà spazzata via.
    Ma non c’è bisogno di analizzare questi rischi planetari, basta un po’ d’acqua e il paese di cartone, da nord a sud, crolla.
    Basta un terremoto un po’ più violento e la supponenza degli italici di lasciare tutto così come sta senza anticipare il rischio, e tutto crolla senza possibilità economica di ricostruirlo ma offrendo però la possibilità alla Casta e ai suoi clientes di trovare una nuove fonte di illecito arricchimento.
    Forse questo è successo a Genova (con i soldi già stanziati e non spesi): hanno litigato per poterseli spartire allagando il TAR di ricorsi, e tutto questo mentre l’acqua ha continuato a cercare la sua pendenza e lo spazio per allargarsi e allagare.
    Siamo alle solite: come dice Stiglitz, la crisi economica è figlia dell’avidità dell’1%, e le alluvioni pure.

    1. Il karma dell’avidità (e della negligenza, aggiungerei). Genova è stata costruita su 50 km di fiumi tombati. Tu, piccolo commerciante della zona Borgo Incrociati o di via Ferreggiano, come fai a ostinarti a voler rimetterti in piedi nello stesso posto dove hai già subito diversi alluvioni… Per la serie, se errare è umano, perseverare è diabolico…

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