Buco nero

Cosa ne penso della Grecia e dei vari Tsipras e Varoufakis descamisados?

 

Varoufakis Tsipras sorridenti
I “descamisados” del Partenone

La Grecia è come quelle famiglie tossiche in cui c’è un unico centro di costo perenne.

Una sorta di buco nero che ingoia denaro, risorse, per non dire linfa vitale, da tutti e da tutto ciò che lo circonda.

Con la tracotanza e la spavalderia di chi sa che comunque se lo può permettere perché la farà  sempre franca.

Un po’ come quel sciagurato figliol prodigo foraggiato per benino, a costo di spolpare e affossare chi ha sempre filato liscio…

La Grecia sa di trovare il solito rubinetto aperto da un’Europa, sempre più traballante su più fronti interni e esterni, ormai da un pezzo diventata un sogno infranto sull’altare sacrificale di una grande menzogna collettiva.

Perché i conti erano truccati sin dall’inizio della moneta unica, tutti consapevole della reale situazione dei Greci e pure dell’Italia, vera bomba ad orologeria dell’Europa, secondo il Washington Post.

Euro-Crisis-GDP
Fonte: Washington Post

Ma si doveva andare avanti. In nome di chi o di cosa?

In nome di quel popolo, sovranamente schiavo, vittima e complice dello stesso apparato di un paese di “pizzo, pizza e pezze”, per dirla alla Sorrentino ne La grande bellezza.

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Argentina in default

default argentina
Argentina in default, no agli hedge fund

Nessun accordo è stato raggiunto con gli hedge fund, i cosiddetti “fondi avvoltoio“. L’Argentina è in default per la seconda volta in 13 anni. Standard & Poor taglia il rating di Buenos Aires da CCC- a selective default.

Il Paese non ha pagato 539 milioni di dollari di interessi sui bond in scadenza a dicembre 2013.
Il giudice Thomas Griesa ha dato ragione ai fondi speculativi che pretendono il rimborso integrale dei bond argentini.

In un mondo in cui quasi tutti gli stati sono indebitati fino al collo, con delle banche centrali che producono carta straccia, economia tartassata e depressa, l’Argentina va in bancarotta per 29 miliardi di debito, mentre in Italia a maggio il debito è aumentato di 20 miliardi di euro rispetto al mese precedente, raggiungendo la quota di 2.166,3 miliardi.

Pertanto, l’Italia è tecnicamente più fallita dell’Argentina.

 

Comprami!

Renzi Grillo
Duello tra il Beppe nazionale e Renzie

Ieri sera vedevo con un occhio il comizio finale del comico Grillo e del nostradamus digitale Casaleggio a Roma e con l’altro il mio piatto di riso Thai, condito con dell’insuperabile olio extravergine ligure. Ho guardato pure uno spezzone dell’ultimo intervento prima delle europee di Renzie nella sua Firenze.

Mi sembrava di assistere all’ennesima puntata di Crozza nel Paese delle Meraviglie
Forse non ero dell’umore giusto, forse nel frattempo succedono dei fatti importanti in grado di cambiare la percezione che hai della realtà o forse sono semplicemente stufa di sentire la solita fuffa in questo Paese…
La sensazione è sempre la stessa. Un po’ come quella pubblicità martellante e vacua che ti spinge a spegnere il televisore o alzarti per andare a fare dell’altro, anche in bagno…

I politici italiani, come d’altronde certi uomini, assomigliano sempre di più a quelle caramelle che all’inizio sembrano gustose, promettono bene ma, dopo un po’ che le tieni in bocca, ti lasciano un retrogusto così disgustoso da volerle sputare…

A quelli che promettono senza mantenere,  a tutto il chiacchiericcio di questo politicume, che risponde a tattiche ben precise e comunque sempre partitocratiche, che punta a ‘comprare’ il consenso degli indecisi, la fiducia degli elettori, o qualunque altra cosa, senza dare niente di concreto in cambio, io rispondo:

Non sono in vendita.

Buon weekend elettorale da laimpertinente

 

 

La grande bellezza (incompresa)

Jep Gambardella
Tony Servillo, nei panni di Jep Gambardella

Visionario, profondo, felliniano, semplicemente memorabile.

“La grande bellezza”, miglior film straniero agli Oscar 2014, torna a far parlare di sé, sebbene pochi, per non dire molto pochi, pare abbiano compreso la complessità, i riferimenti e gli ammiccamenti interni del capolavoro di Sorrentino.

Ci voleva tutta la miscredenza di un napoletano per demolire, sfottere e tratteggiare le miserie dell’Italia e degli italiani di oggi, senza che questi se ne siano resi conto.  Ne scaturisce un ritratto penoso, popolato da figure meschine e da una degradata classe dirigente, cialtrona e arrogante.

E ci voleva tutta l’ironia, il disincanto e la maestria di un altro napoletano come Servillo, alias Jep Gambardella, voce narrante, per mettere a nudo l’anima di un popolo morto, arroccato su un passato che non esiste più, come le bellezze decadenti di Roma, senza presente e senza nemmeno uno spiraglio di futuro, perché privo di una guida  autorevole, degna di questo nome.

Un campionario della fauna dell’Italia contemporanea, paese di “pizze e pezze”, per dirla con le parole di uno dei personaggi, Lello Cava, ricco venditore all’ingrosso di giocattoli:

Il mafioso, silenzioso vicino di casa di Jep, che porta avanti il paese, come confermato dal peso della corruzione sul PIL italiano

L’intellettuale comunista radical chic, che nasconde un passato da leccaculismo politico

La Chiesa, avulsa dalla realtà e cosi poco disposta ad ascoltare i dubbi spirituali degli uomini

L’intellettuale fallito e tradito dalla città che amava e che se ne torna in campagna

La nobiltà decaduta che si svende per pochi spiccioli

La vacua artista “alternativa”, con tanto di falce e martello sul monte di Venere

La direttrice nana del giornale dove lavora Jep, perché la cultura in Italia non ha peso né statura, essendo sempre costretta a volare basso

La milanese riccona, “selfie” e autoreferenziale, da “una botta e via”.

Ecco il panorama desolante dell’Italia di oggi…

L’unica soluzione è tornare alle radici, come spiega l’anziana missionaria a Jep,  nella scena degli uccelli migratori che spiccano il volo al soffio della santa?

Non direi. Più che radici, ali, per volare via.

Fottuti numeri

L'intrepido
L’intrepido

Numeri, nient’altro che numeri, fottuti numeri, anonimi. E come tale sei trattato, senza considerazione, senza distinzione.
Tanto uno vale l’altro, come il protagonista del film L’intrepido, Antonio Pane, eroe dei nostri giorni che di mestiere fa il ‘rimpiazzo’ di chi si assenta dal proprio posto di lavoro, anche solo per qualche ora…

Semplici e insignificanti bulloni, all’interno di un colossale ingranaggio mondiale dritto verso il baratro, schiacciati da un lato dalla recessione e dall’altro dalla crescente automazione tecnologica che negli anni a venire continuerà imperterrita a bruciare posti di lavoro, parola di The economist

Nel frattempo, in Italia, cosa si sta facendo?
Si pensa a come precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro, a diminuire i livelli salariali, come propone Electrolux.
Mentre l’unica via di uscita, sarebbe quella di aumentare il salario minimo, secondo 600 economisti di fama mondiale, tra cui sette premi nobel dal calibro di Joseph Stiglitz, Kenneth Arrow e Peter Diamond.

Nel frattempo il Paese continua a impoverirsi e la stampa preferisce occuparsi delle baruffe in Parlamento tra i grillini, barricaderi e misogini, contro la casta di cui loro stessi fanno egregiamente parte…

I rischi di vivere con un uomo Bancomat

Uomo Bancomat
Uomo Bancomat

Trattasi di specie in via di estinzione, messa a dura prova dalla crisi economica e dal dramma sociale in cui versa il paese.

Perché tu, legittimamente domanderai, ciò che per molte donne dovrebbe essere un’opportunità e’ invece fonte di frustrazione degna di essere trattata da uno strizzacervelli?

La risposta potrebbe sembrare quasi banale. E non solo perché quando il Bancomat inizia a sputare meno soldi, ti verrebbe solo da incazzarti. Non ha importanza che sia momentaneamente guasto (malato), obsoleto (vecchio) oppure, semplicemente, che in quel momento ci sia una minor provvista di contanti. No!
Esiste una ragione più profonda che lega le due controparti di quella nefasta alleanza di cui il paese intero pullula: entrambi le figure sono imprigionate in modelli che appartengono a un passato, ormai morto e sepolto.
Semplicemente trapassato, come questo paese che non ha fatto altro che perdere tempo dietro ai problemi giudiziari di Mr. B, nell’inerzia piu’ assoluta, anni, se non addirittura decenni di opposizione inesistente, in cui la sinistra e tutte le sue involuzioni e degenerazioni, piu’ o meno sgrilletate, si arrovellano dietro inutili tatticisimi e giochi di potere, mentre il mondo cambia alla velocita’ della luce e impone un ruolo attivo della donna.
Invece no, l’Italia rappresenta l’anomalia, un paese che si puo’ permettere il lusso di vivere nella bambagia e non solo perche’ la percentuale di nero nell’economia è alta, ma anche per colpa (o per fortuna), dipende dai punti di vista, dell’uomo bancomat e della donna pappone che replicano ad infinitum il loro ridicolo teatrino…
I numeri sono lapidari:
  • Un giovane tra 14 e 29 anni su quattro non studia ne’ lavoro, ossia è un NEET
  • Nella fascia d’età 15-24 anni, il tasso di disoccupazione rasenta il 50%, mentre schizza al 60% dai 24-60.
Un universo di donne pappone, perennemente insoddisfatte, e di uomini Bancomat, sempre prigionieri di se’ stessi e incapaci di adempiere alla loro funzione.
Questa è l’Italia.

A.A.A. Sfiga Cercasi

AAA Sfiga Cercasi
Legge di Murphy

Alcune persone dedicano molte delle loro energie a lagnarsi: del governo ladro che aumenta le tasse, della burocrazia elefantiaca e surreale della P.A, delle associazioni  di cui fanno parte.

Sempre, a qualunque titolo.
In questo modo, mi sembra che non facciano altro che attirarsi la sfiga e non solo perché lo prevede la legge di Murphy.

A che pro? Trovo snervante cercare di concentrarsi sempre sul pezzo mancante o quello che non va come idealmente dovrebbe andare, vuoi per dovere, per logica o per semplice buon senso.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che si rema in un mare in burrasca e che la tempesta non riguarda solo l’Italia, il cui rating del debito sovrano si attesta sempre a BBB+ ma con outlook negativo.
E che le prospettive dal punto di vista della società civile sono pessime, come risulta dai dati che l’amico Roberto Marsicano si è preso la briga di pubblicare sul su blog, nell’articolo La foto dell’ignoranza.

Il mondo è cambiato e cambierà ancora. E non solo per la crisi ma per un insieme di fattori che le classi dirigenti italiche sembrano escludere totalmente dal dibattito, impantanate come sono nella melma vacua del chiacchiericcio da mercato elettorale permanente.
Stiamo osservando allo sfacelo di un mondo sempre più ineguale. Delle conseguenze per il nostro futuro ne parla il premio Nobel Joseph Stiglitz nel suo ultimo capolavoro Il prezzo della disuguaglianza.

Questa è la diagnosi, ma la cura, semmai esista una è cercare di surfare l’onda di questa infinita recessione a cui dovremo abituarci, che ci costringe a trovare nuove vie, metaforicamente a “fare muta” nello stile di vita e nel lavoro.
Diventare resilenti, per andare avanti. ‘Aprender a emprender’, ovvero imparare a intraprendere, come dicono quelli di UniMOOC Aemprende

La posta in gioco è solo una. La sopravvivenza.

Sordi

Sordi
Sordi

Per chi si occupa in vario modo di comunicazione, non c’è qualcosa di più frustrante dei sordi o dei “talebani“, per citare l’ultimo post del collega Roberto Marsicano. Poveri fanatici che si illudono di avere la verità in tasca e non si accorgono che hanno le tasche bucate e che la loro “verità” è stata schiacciata come una sottiletta dalla realtà.

Viviamo in un mondo di sordi, un esercito di sordi partigiani, come i guelfi e ghibellini di un tempo, aggrappati, a più non posso, alle loro convinzioni politiche, sociali, e per giunta esistenziali!

Succeda quel che succeda, per quanto possano essere smentite dai fatti, persone che fingono di amare il “dialogo”, il confronto, il “reciproco” scambio di opinioni. Che si vantano di “rispettare le opinioni altrui, anche se non le condividono”, che ti chiedono consigli, mentre invece l’unica “vocina” che vogliono sentire è quella di loro stessi. Piccoli e miseri onanisti dall’ego ingombrante…

Persone che fantozzianamente si vantano di pagare le tasse, ma lanciano sguardi di penetrante odio al vucumprà sfigato che “non le paga”, esultano o si indignano per la condanna definitiva di Berlusconi, senza rendersene minimamente conto che il berlusconismo è vivo e vegeto in questo assurdo Paese. E che non sarà certamente il partito del Gabibbo barbuto con la villa a Malindi che riuscirà a sconfiggerlo, né tanto meno quello dei morti viventi della sinistra che non c’è…

Persone che hanno bisogno di te, a mo’ di conferma della loro tesi, del loro “storytelling” personale  o del loro valore professionale, ovvero in un modo esclusivamente funzionale e utilitaristico. Sordi presuntuosi che vanno avanti imperterriti sulla loro strada incuranti del mondo che li circonda. Una realtà fluida, mutevole, dove non ci sono certezze precostituite, salvo i freddi ma loquaci numeri di un’economia in affanno.

Un mondo in cui sopravvivrà non il più capace, il più colto, il più “saggio”, che nasconde a fior di pelle invece tanta spocchiosa presunzione, ma quello che riuscirà darwinianamente ad adattarsi meglio. A sintonizzarsi sulla realtà e non sulla  colonna sonora che ha in testa.

Re-evolución

Re-evolucion

Forse non tutto il male viene per nuocere, come recita il vecchio adagio, forse il digitale ci salverà, come lo spiego qua insieme all’amico Roberto Marsicano nel nostro blog Digital Vizir. Forse…

Ma per un attimo vorrei abbandonare la mia vena fatalista e pessimista, nonostante i numeri remino contro. Dati senza scampo: disoccupazione galoppante, stando ai dati Istat e a quelli europei rilasciati da Eurostat. Un vero e proprio esercito di disoccupati, senza contare l’imprecisato numero d’inoccupati, precari, lavoratori scoraggiati, esodati, economia sommersa, e chi più ne ha più ne metta.

Giovani e non più giovani che tirano a campare, nella bambagia più assoluta, zombi che brancolano nel buio, del tutto inconsapevoli che prima o poi la pacchia finirà. È giusto che sia così, perché papà o mamma non ci saranno per sempre a sovvenzionare vizi e vezzi grazie al loro reddito da lavoro o addirittura alla loro pensione conquistata dopo anni e anni di lavoro e sacrifici.

Un mondo alla rovescia: genitori anziani che mantengono i figli e persino nipoti. Eterni adolescenti, che volenti o nolenti sono incapaci di rimboccarsi le maniche e di lottare per uno straccio di posto in questo mondo che, per quanto ingiusto, dà a tutti, o a molti, qualche possibilità. Basta saperla coglierla, al volo.

Forse abbiamo toccato il fondo da cui ripartire, in una sorta di re-evolución, un cambiamento epocale in grado di ripristinare l’ordine naturale delle cose. Forse…

Lady di ghiaccio

Lady_Ghiaccio_Thatcher

È ormai un fatto risaputo che quando un personaggio pubblico varca la soglia dell’aldilà, molto spesso spuntano panegirici da ogni dove.

Non è questo il caso della recente scomparsa di Margaret Thatcher. Su ogni fronte sono emerse più critiche che elogi su questa icona culturale, com’è stata definita da Jennifer Schuessler nel blog del NY Times.

Krugman s’interroga sui meriti della Thatcher che ha governato la Gran Bretagna dal 1979 fino al 1990. La Lady di ferro ha il merito di aver avviato un’economia ultraliberista basata sullo smantellamento dello Stato sociale che ha scatenato l’ecatombe sociale da cui il Paese non si sarebbe mai sollevato.

Un welfare State smagrito che ha portato da un lato a una maggiore flessibilità, per non dire precarietà, ma che dall’altra ha acuito sensibilmente il divario tra ricchi e poveri, aggravato anche dall’abolizione del salario minimo. Ne furono contenti i minatori che organizzarono il più lungo sciopero nel 1984 che il governo della figlia del droghiere si prodigò violentemente a contrastare.

Inoltre alla Thatcher si deve la massiccia finanziarizzazzione dell’economia britannica messa in atto a scapito dell’industria manifatturiera che per secoli aveva reso il Paese una potenza economica, culla della rivoluzione industriale del XIX secolo.

L’allegra bolla finanziaria che ne scaturì ha costretto i governi inglesi a nazionalizzare le banche, come le tessere di un micidiale domino che precipitano una sopra l’altra.
Lo descriv0n0 bene Larry Elliot e Dan Atkinson in “Going South”, come ci racconta Roberto Marsicano nel suo post.

Senza tralasciare l’atto di potenza colonialista del lontano 1982, in occasione della guerra delle Falklands-Malvinas, quel brandello di terre a due passi dall’Argentina, che non si capisce la ragione per cui debbano essere inglesi, dove l’increscioso episodio dell’affondamento dell’incrociatore Belgrano, nelle gelide acque antartiche costato la vita a 323 militari, resterà nella memoria un crimine di guerra per il mondo intero. Giovani vite spezzate mandate allo sbaraglio dalla follia omicida del dittatore Galtieri, allora capo dello Stato.

Funerali solenni, che ammonterebbero a circa 10 milioni di sterline a carico del contribuente britannico, in tempi di recessione e di stretta di cinghia rappresentano uno spreco che ha tutti i connotati di un oltraggio.

Un’eredità politica controversa fatta più da ombre che da luci.

Un insegnamento per la classe dirigente italiana, impantanata e senza un governo da più di quaranta giorni, la glaciale determinazione nell’affrontare il comando?

Magra consolazione, però.