La bella addormentata su Marte

La bella addormentata
La bella addormentata su Marte

Ci sono persone che sembrano essersi perse per strada, per non dire addormentate per anni e anni della loro vita. Come se una parte di loro fosse andata in vacanza su Marte e sulla Terra un loro clone avesse vissuto una ‘vita parallela’…

Marte e la terra
E, tutt’a un tratto, molto spesso dovuto a uno scossone per un evento traumatico, si (ri)svegliano dal loro torpore e realizzano fino in fondo che, nel frattempo molti peli sono caduti sull’uovo, che il mondo è andato avanti (Siii, anche senza di loro!), che molte cose nella loro vita personale e in quella di chi le sta attorno, non funzionano.

Di ragioni, giustificazioni o addirittura (falsi?) problemi ce ne sono a bizzeffe: lo strazio di lavoro che non paga e non appaga quasi mai; la famiglia che molto spesso è diventata una sorta di associazione a delinquere di stampo mafioso; il governo pro tempore, a cui tocca, a ragione, sempre la parte del cattivo di turno; la malcapitata signorina Routine, colpevole di tante crisi matrimoniali, se non addirittura extraconiugali; quel sentimento di inadeguatezza ‘alla Calimero’, così diffuso tra le persone, perché è sempre più facile piangersi addosso e sentirsi vittima di una congiura siderale che prendere le redini del comando della propria (fottuta) vita, non dell’universo…

Ci vuole una buona dose di coraggio, pragmatismo e pazienza, merci che scarseggiano molto più che il denaro in questo magnifico Paese.

5 Idee per scampare al Capodanno

Capodanno
Il trenino, il must di ogni festa di Capodanno

Il Capodanno è la festa più insopportabile, esempio concreto dell’eterno ritorno, così terribilmente vacuo e uguale a se stesso, impossibile da sfuggire come la peste nel ‘300.

Per questa ragione, vorrei suggerirti alcune idee per scampare alla festa più inutile del calendario quando qualche amico, collega o parente ti vorrebbe coinvolgere per l’occasione.

#1. Guardare l’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo, effetto narcolettico garantito, ti risveglierai nel Capodanno 2055

#2. Leggere l’ultimo libro di Barbara D’Urso “Se lo desideri, accade”, l’emblema dello spessore culturale del Paese

#3. Guardare su YouDem la conferenza stampa di fine anno di Renzi, il vuoto pneumatico più assoluto.

#4. Andare al cimitero, almeno in quel posto non trovi nessuno che fa domande indagatorie.

#5. L’impellente bisogno di aggiornare il tuo blog.

MatriXmonio

pillola blu-pillola rossa
MatriXmoni

Il matrimonio, o la vita a due, è una libera partnership dove ciascuno dei soci detiene il 50% delle azioni.
Non un’associazione a delinquere di stampo mafioso, non un patto col diavolo, firmato a sangue.

L’inferno non esiste e nemmeno il paradiso. E la schiavitù, è stata abolita da un pezzo.

It’s up to you!, come dicono gli inglesi.

Bilancini di fine anno

Bilancio pietre
Bilancini di fine anno

Fine anno, tempo di bilanci e non solo contabili. Cosa mi voglio portare nel 2015?

Ho capito che la paura è un inutile spreco di energia in grado di paralizzarti. E che mi sono rotta di pazientare e di avere paura o riguardi reverenziali verso chi non lo merita. Opportunisti pro tempore e clienti morosi inclusi.

Ho capito che questo Paese può essere in grado di tirare fuori il meglio o il peggio di te stesso, cosa non da poco. Ma che sta a te (e solo a te) scegliere da che parte stare. E sopratutto affrontare le conseguenze di quello che avrai scelto.

Ho capito sulla mia pelle che il dolore è inevitabile, ma la sofferenza è opzionale, perché ti fa scoprire forte, molto più forte di quanto lo credevi. E che questo può dare fastidio, molto fastidio, alle persone meschine, narcise e insignificanti che ti stanno attorno.

Auguri di buon 2015 da laimpertinente

Memoria

Pezzo mancante
Memoria

Noi traduttori abbiamo il pallino, per non dire l’ossessione,  delle parole che devono tenere fede.
Usiamo persino sistemi di traduzione che ci consentono di creare una memoria di tutto quello che è passato sotto le grinfie della nostra tastiera.
In modo da non smarrire niente, di non perdere  “pezzi” per strada, con la convinzione, a volte più o meno illusoria, che quella memoria ti consenta di andare avanti in maniera più spedita, perché racchiude in sé qualcosa di già risolto, già assimilato, che fa parte ormai del tuo bagaglio culturale…

Lo stesso vale, o dovrebbe valere, per la vita.
Puoi anche decidere di farne uso o meno, di fottertene ampiamente, di riscrivere il tuo pezzo in libertà, senza ogni regola, ma la tua personale memoria sarà sempre lì a spuntare, a farti capire chi sei e da dove vieni.
Giorno dopo giorno, incancellabile, come quella foto che mi fissa ogni mattina di te bambino, scalzo, biondo, con in mano una pesca che porgi come un trofeo.

Dimmi come hai scelto di morire…

Dimmi come morirai e ti dirò chi sei
Dimmi come morirai e ti dirò chi sei

… E ti dirò chi sei.

No, non sono impazzita del tutto. Si tratta di scelte, solo di scelte, di scelte umane, troppo umane. Non di quello che ti riserverà Dio o chi ne fa le veci. Quella è un’altra storia…

Non c’è nulla di così inestricabilmente legato alla vita come la morte. E la morte te la vai costruendo piano piano ogni giorno, con le tue azioni, con le decisioni che hai preso e che continuerai a prendere qua, fino all’ultimo respiro (o quasi).

Neanche se avessi dalla parte mia la feroce determinazione dello spietato Francis Underwood di House of Cards, non posso interferire nel tuo percorso, nel tuo karma, non è il mio “film”.

Non me lo consenti oppure non mi è concesso, ad ogni modo non ha importanza.
Non posso tenderti una mano perché per te esiste solo il piano A, mentre le altre lettere dell’alfabeto non ti interessano. Anzi, non sono mai esistite.

Memento mori

Angelo morte
Memento mori

Ieri si è celebrato il giorno dei morti. Non capisco la ragione di dedicare una giornata dell’anno alle persone scomparse, fermo restando che la morte è parte inestricabile della vita.

Ogni volta che guardi il cielo, ogni volta che guardi dentro te stesso, troverai quella metà di te stesso che non c’è più.
Ma trovi anche quell’altra metà, quella che ti spinge ad andare avanti e che ti fa capire che hai una ‘missione’ da compiere, con il tuo privato e con il tuo lavoro.

Un percorso da scalare, perché nulla di quello che vorrai varrà la pena se non c’è di mezzo dedizione e fatica, da parte tua. Non potrai fare niente per interposta persona. Non esistono le procure.
Nulla è facile, a meno che tu non ti chiami Mr. Paraculo ma non mi pare proprio sia il tuo caso. E poi ricordati che la ruota della vita (o delle vite) gira sempre…

Un traguardo da raggiungere ora e qui.
Altrimenti ti toccherà vivere e morire cento, mille volte fino a che non avrai imparato la lezione.

Piccoli Narcisi non crescono mai…

nani giardino
Piccoli Narcisi non crescono mai

Certe persone sono così narcisistiche che ormai non ti stupiscono più. E non mi riferisco alla solita accozzaglia di politicanti e dirigenti baronali che pullula per ogni dove da queste parti.
Parlo di quelle persone a te vicine, se non addirittura molto vicine, verso le quali, puntualmente, sarai sempre in difetto. Sempre e comunque moralmente debitore. Un debito che cresce e cresce a dismisura, come il debito italiano in questi scenari di deflazione…

Non ha importanza che nella vita ti sia passato sopra un TIR, continueranno a pretendere la tua massima attenzione, per non dire devozione. Incuranti del tuo dolore, continueranno sempre a ribaltare la frittata dalla loro parte, incapaci di dimostrare reale empatia verso i problemi altrui, hanno la pretesa di vederti sempre con un sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia solo in virtù della loro esistenza.

Eterni bambini che non vedono al di là del loro naso, ascoltano senza sentire. L’universo intero  è concepito come  una propaggine strumentale della loro piccola e miserabile esistenza…

A tutte quelle persone che senz’altro condiscono con qualche goccia di cianuro la tua vita, ma con cui comunque sei costretto a fare i conti, auguro di affondare la loro egolatria nel melmoso specchietto d’acqua su cui molto spesso si pavoneggiano.

Il non cielo sopra Milano

Il non cielo sopra Milano
Il non cielo sopra Milano

L’altra sera ero a Milano e mi è capitato di dormire in un appartamento senza tende. Scelta alquanto discutibile per chi, come me, ama dormire nel buio più assoluto. Ma si sa, a volte, certi padroni di casa sono strambi…

Con la sveglia biologica sempre impostata sulle 4, da in cima al soppalco dove il lettone era stato posizionato, non ho potuto fare a meno di mettermi a scrutare il panorama davanti a me.

Un muro di cupi palazzoni, dai quali filtrava uno spiraglio di luce accesa proveniente da una stanza di qualche nottambulo o lavoratore freelance costretto a fare le ore piccole. Chi potrà mai saperlo…

Ho riconosciuto il colore del cielo, o meglio di quel “non” cielo così tipico di Milano. Una città che sembra più l’ombra di sé stessa e che ricorda molto di più le periferie malfamate di tante città latinoamericane. Una città indifferente, abitata da fantasmi senza cuore, avvolta da una cappa asfissiante dal colore marroncino che tutto ricopre, come un velo steso sopra il volto di un defunto.

Sembrava di essere in un sogno. Quei sogni allucinanti che ogni tanto movimentano, da diversi mesi, le mie notti.

Una serie infinita di palazzi grigio topo, tutti rigorosamente dalla porta sbarrata e io che cerco affannosamente di entrare e non trovo la chiave e nessuno in grado di aprirmi. Proprio nessuno, nemmeno chi dovrebbe…

E tutt’a un tratto, mi accorgo che le case sono diventate delle bare, oppure prigioni per chi vi abita, cosa che non fa alcuna differenza…