Quei maestrini esemplari

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Quei maestrini esemplari

Il mondo pullula di “maestri”, sempre pronti a mettere i puntini sulle tue i, anche quando i puntini sono grandi come grattacieli, a propinarti soluzioni precotte, ramanzine dall’altezza vertiginosa della loro spocchia. Ovviamente, quando ormai la frittata è bella pronta sul tavolo e il lavoro “sporco”, te lo sei sbrigato da solo soletto. E’ ovvio!

Sempre pronti a puntualizzare i tuoi interventi e a giustificare, per non dire mascherare puntualmente, le loro reali inadempienze.

A tutti quei maestrini di vita che condiscono di gioia la tua (misera, a detta loro) esistenza, un meritatissimo: “vai a rosolarti, piano, piano, a quel paese!”

Mal di spread

Lasciato alle spalle il 2011, forse la keyword che contraddistinguerà l’andamento dei mercati e ossessionerà la nostra vita pubblica nel corso di questo anno è spread. Un termine che la stragrande maggioranza degli Italiani ha sentito pronunciare come un tormentone televisivo dall’estate scorsa, quando questo indicatore ha iniziato la sua vigorosa impennata.

Sono in molti a sostenere che la sfiducia dei mercati nell’Italia non ha riscontro nei cosiddetti “fondamentali” dell’economia, che sono migliori di quanto il differenziale tra BTP e Bund tedeschi suggerirebbe. Secondo gli economisti il terreno è scivoloso per la complessità della materia e perché le interpretazioni di quello che sta succedendo sono varie.

Le domande che non solo gli esperti ma i cittadini si pongono sono le seguenti:

Perché la caduta del governo Berlusconi non ha arrestato la corsa dello spread ma è stata accompagnata da un aumento, nonostante l’indubbia credibilità internazionale del Professore?

Perché nonostante l’approvazione della stangata Monti e l’avvio dell’ancora fumosa fase “Cresci Italia” lo spread continua ad assestarsi su livelli così pericolosi da sostenere?

Secondo il Presidente del Consiglio, è lo scacchiere europeo a non tranquillizzare i mercati. Occorre adottare misure adeguate per far fronte alla crisi e neutralizzare la speculazione a carico dei paesi più fragili di Eurolandia: Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. “L’Italia ha fatto i compiti a casa”, dichiara con soddisfazione l’esecutivo.

Luca Ricolfi su La Stampa tenta di dare una risposta convincente: i mercati stanno punendo l’Italia perché hanno colto l’impianto recessivo della manovra e perché sostanzialmente i mercati credono poco agli annunci dei governi e si fidano molto invece  delle previsioni degli organismi internazionali che parlano chiaro. L’Italia è entrata in recessione. E la crescita sarà negativa, attestandosi allo -0,5% secondo l’Ocse e addirittura allo -1,6% secondo il Centro Studi di Confindustria.

La cura per il mal di spread di cui soffre l’Italia è la crescita, che non è solo uno slogan. E questo i mercati l’hanno capito, ma forse un po’ meno il nostro Governo.