Quei maestrini esemplari

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Quei maestrini esemplari

Il mondo pullula di “maestri”, sempre pronti a mettere i puntini sulle tue i, anche quando i puntini sono grandi come grattacieli, a propinarti soluzioni precotte, ramanzine dall’altezza vertiginosa della loro spocchia. Ovviamente, quando ormai la frittata è bella pronta sul tavolo e il lavoro “sporco”, te lo sei sbrigato da solo soletto. E’ ovvio!

Sempre pronti a puntualizzare i tuoi interventi e a giustificare, per non dire mascherare puntualmente, le loro reali inadempienze.

A tutti quei maestrini di vita che condiscono di gioia la tua (misera, a detta loro) esistenza, un meritatissimo: “vai a rosolarti, piano, piano, a quel paese!”

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Piccoli Narcisi non crescono mai…

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Piccoli Narcisi non crescono mai

Certe persone sono così narcisistiche che ormai non ti stupiscono più. E non mi riferisco alla solita accozzaglia di politicanti e dirigenti baronali che pullula per ogni dove da queste parti.
Parlo di quelle persone a te vicine, se non addirittura molto vicine, verso le quali, puntualmente, sarai sempre in difetto. Sempre e comunque moralmente debitore. Un debito che cresce e cresce a dismisura, come il debito italiano in questi scenari di deflazione…

Non ha importanza che nella vita ti sia passato sopra un TIR, continueranno a pretendere la tua massima attenzione, per non dire devozione. Incuranti del tuo dolore, continueranno sempre a ribaltare la frittata dalla loro parte, incapaci di dimostrare reale empatia verso i problemi altrui, hanno la pretesa di vederti sempre con un sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia solo in virtù della loro esistenza.

Eterni bambini che non vedono al di là del loro naso, ascoltano senza sentire. L’universo intero  è concepito come  una propaggine strumentale della loro piccola e miserabile esistenza…

A tutte quelle persone che senz’altro condiscono con qualche goccia di cianuro la tua vita, ma con cui comunque sei costretto a fare i conti, auguro di affondare la loro egolatria nel melmoso specchietto d’acqua su cui molto spesso si pavoneggiano.

I rischi di vivere con un uomo Bancomat

Uomo Bancomat
Uomo Bancomat

Trattasi di specie in via di estinzione, messa a dura prova dalla crisi economica e dal dramma sociale in cui versa il paese.

Perché tu, legittimamente domanderai, ciò che per molte donne dovrebbe essere un’opportunità e’ invece fonte di frustrazione degna di essere trattata da uno strizzacervelli?

La risposta potrebbe sembrare quasi banale. E non solo perché quando il Bancomat inizia a sputare meno soldi, ti verrebbe solo da incazzarti. Non ha importanza che sia momentaneamente guasto (malato), obsoleto (vecchio) oppure, semplicemente, che in quel momento ci sia una minor provvista di contanti. No!
Esiste una ragione più profonda che lega le due controparti di quella nefasta alleanza di cui il paese intero pullula: entrambi le figure sono imprigionate in modelli che appartengono a un passato, ormai morto e sepolto.
Semplicemente trapassato, come questo paese che non ha fatto altro che perdere tempo dietro ai problemi giudiziari di Mr. B, nell’inerzia piu’ assoluta, anni, se non addirittura decenni di opposizione inesistente, in cui la sinistra e tutte le sue involuzioni e degenerazioni, piu’ o meno sgrilletate, si arrovellano dietro inutili tatticisimi e giochi di potere, mentre il mondo cambia alla velocita’ della luce e impone un ruolo attivo della donna.
Invece no, l’Italia rappresenta l’anomalia, un paese che si puo’ permettere il lusso di vivere nella bambagia e non solo perche’ la percentuale di nero nell’economia è alta, ma anche per colpa (o per fortuna), dipende dai punti di vista, dell’uomo bancomat e della donna pappone che replicano ad infinitum il loro ridicolo teatrino…
I numeri sono lapidari:
  • Un giovane tra 14 e 29 anni su quattro non studia ne’ lavoro, ossia è un NEET
  • Nella fascia d’età 15-24 anni, il tasso di disoccupazione rasenta il 50%, mentre schizza al 60% dai 24-60.
Un universo di donne pappone, perennemente insoddisfatte, e di uomini Bancomat, sempre prigionieri di se’ stessi e incapaci di adempiere alla loro funzione.
Questa è l’Italia.

La bicicletta e l’arte della fatica

La bicicletta e l'arte della fatica
La bicicletta e l’arte della fatica

 

Se c’e’ una cosa che la mia cara Montana mi ha insegnato, e’ che nella vita tutto si ottiene con fatica, costanza e sacrificio.
A meno di non avere uno sponsor, cosa che e’ stato sempre la norma per trovare  uno straccio lavoro o fare carriera in questo Paese soffocato dal familismo amorale.

E quando sei in mezzo alla salita, con le marce sfruttate al massimo, capisci che l’unica alternativa e’ stringere i denti e continuare a pedalare, perché se ti fermi sei finito.

E devi andare avanti solo con le tue gambe. Non ci sono scorciatoie, nessun sotterfugio, ne spinte sul lato b. Non c’e’ nemmeno mammina o papino a spianarti la strada, a imboccarti o a prendere il pane appena sfornato, anche quando già dovreste essere fuori dalle scatole da un pezzo.

Ci sei solo tu e la salita che ti sfida…

Ogni giorno cerco di instillare nei miei giovani studenti questo stesso spirito ‘agonista‘, perché là, fuori dalle aule, bisogna avere fiato, per stare al passo, per inventarsi un lavoro che non c’e’ e per non sprofondare sempre più giù nel baratro.

Non mi meraviglia più i loro sguardi stupiti e perplessi, quando snocciolo per filo e per segno come stanno le cose là fuori, in un mercato del lavoro in cui tutti, prima o poi, volente o nolente, saremmo sostituiti da macchine sempre più intelligenti e dai nomi cinematografici, come Watson.

Mi stupiscono, invece, i loro genitori o comunque coloro preposti a fare da guida e che invece si credono di avere in casa il novello Maradona, la futura Mariangela Melato o il prossimo John Travolta.

Per la serie ‘ogni scarrafone e’ bell’ a mamma soja’.

 

Il paese dei bambini

Il paese degli eterni bambini
Il paese degli eterni bambini

Vivo in un paese di bambini, di eterni bambini, nel senso più deleterio dell’espressione. Non un’infanzia dedita alla curiosità, alla voglia di sperimentare e di intraprendere, come i giovani calabresi che ho incontrato al MaSem, e come ce ne saranno tanti altri, ma bambini perennemente immaturi, fiacchi e pure extra large.

Bambini capricciosi o “vinciuti”, per dirla alla Roberto Marsicano, bambini 30-40enni, ancora a casa dei genitori, che aspettano la mattina il papà che va a prendergli la focaccia appena sfornata o il cornetto al cioccolato. Bambini regolarmente sposati, che vivono in villetta bifamiliare, che hanno partorito altri bambini, questa volta quelli “veri”, cresciuti e scarrozzati dalla mattina alla sera dalla nonna tuttofare che si pregia ancora di cucinare per tutta la tribù, persino per la nuora nullafacente, vero pezzo di carne con gli occhi, da quanto sia vigile.

Bambini che pensano a fare altri bambini, viziati e arroganti pure quelli, perché tanto c’è sempre all’uso un adulto, più o meno anziano, con l’imperativo morale di aiutare, sostenere e reggere gli zebedei finché morte non giunga. Sempre, contro ogni logica. Guai a dissentire, si è prontamente bollati da talebani anaffettivi o semplicemente da mentecatti.

Bambini sapientemente piazzati in posti strategici della pubblica amministrazione, delle grandi e piccole organizzazioni, in virtù di conoscenze “giuste”, dediti a combinare i disastri più impensabili, gestiti, guarda caso, sempre dai soliti preposti a cambiare i pannolini sporchi.

Un microcosmo grottesco, brulicante di lagnosi, irresponsabili e parassiti catatonici a ogni forma di cambiamento, dove si va avanti per inerzia, strisciando come vermi, succhiando la linfa altrui.

Re-evolución

Re-evolucion

Forse non tutto il male viene per nuocere, come recita il vecchio adagio, forse il digitale ci salverà, come lo spiego qua insieme all’amico Roberto Marsicano nel nostro blog Digital Vizir. Forse…

Ma per un attimo vorrei abbandonare la mia vena fatalista e pessimista, nonostante i numeri remino contro. Dati senza scampo: disoccupazione galoppante, stando ai dati Istat e a quelli europei rilasciati da Eurostat. Un vero e proprio esercito di disoccupati, senza contare l’imprecisato numero d’inoccupati, precari, lavoratori scoraggiati, esodati, economia sommersa, e chi più ne ha più ne metta.

Giovani e non più giovani che tirano a campare, nella bambagia più assoluta, zombi che brancolano nel buio, del tutto inconsapevoli che prima o poi la pacchia finirà. È giusto che sia così, perché papà o mamma non ci saranno per sempre a sovvenzionare vizi e vezzi grazie al loro reddito da lavoro o addirittura alla loro pensione conquistata dopo anni e anni di lavoro e sacrifici.

Un mondo alla rovescia: genitori anziani che mantengono i figli e persino nipoti. Eterni adolescenti, che volenti o nolenti sono incapaci di rimboccarsi le maniche e di lottare per uno straccio di posto in questo mondo che, per quanto ingiusto, dà a tutti, o a molti, qualche possibilità. Basta saperla coglierla, al volo.

Forse abbiamo toccato il fondo da cui ripartire, in una sorta di re-evolución, un cambiamento epocale in grado di ripristinare l’ordine naturale delle cose. Forse…