Ologrammi

Ologramma faccia
Ologrammi

Tutti morti. Sono tutti morti. Più morti dei trapassati i cui resti riposano nel cimitero oppure sono sparpagliati chissà dove…

Più morti di quel piccolo profugo rinvenuto nella spiaggia turca di Bodrum, che al meno riesce a smuovere le coscienze, di tutti quelli che una coscienza ce l’hanno ancora. O che fanno finta di averne una ma nei momenti in cui serve si volatilizzano…

Aylan Kurdi
Aylan Kurdi

Morti viventi che ti scrutano, seduti davanti a una scrivania piena zeppa di inutili scartoffie di una fottuta filiale di una rinomata banca di “primaria importanza”, che si pregia nella sua mission di essere al servizio dei “piccoli imprenditori”, proprio come te.

Individui che spulciano davanti a te la tua dichiarazione dei redditi e del tuo bilancio semestrale, chiedendoti dettagli su quello che fai o quello che non fai per campare. Facendo proiezioni e simulazioni dopo simulazioni, un esserino ingobbito barricato dietro a un terminale… Neanche se tu avessi chiesto soldi per ricostruire le torre gemelle…

Parli il meno possibile perché lasci parlare i numeri passati e in divenire. Snoccioli qualche dato sul tuo business. Ti occupi di consulenza e formazione nel campo del marketing e della comunicazione digitale. L’impiegato strabuzza gli occhi quando pronunci la parola e-learning. Gli spieghi che si tratta di formazione erogata a distanza…

In un Paese in avanzato stato di decomposizione, a chi può fregare un’attività proiettata al futuro imperniata sul digitale, nel momento in cui bussi alla porta per chiedere quello che in ligure si chiamano “palanche”.

“Ma qui ci vuole la garanzia del reddito fisso del pensionato”, esordisce l’impiegato dalla giacca infeltrita, con un guizzo di inaspettata vitalità. “Meglio se non troppo in là con gli anni, ovviamente, non si sa mai…”

Di quello che fai, delle tue garanzie concrete, anche ipotecarie, non gliene frega un cazzo a nessuno. E quando dici nessuno, dici proprio nessuno.

La ragione è molte semplice.

Perché tu sei vivo, mentre gli altri sono morti, finiti, finti e marci, come questo “sistema Paese” che si ciba di chi produce, di chi vuole mettersi in discussione e di chi ha iniziativa e la vuole portare avanti. Comunque.

Di persone, come te, che non hanno paura di parlare, di tacere e di dire le cose in faccia quando occorre. Con un obiettivo concreto in testa, nonostante i paletti, le diffidenze, le remore, le paure di tutti quei morti dal freddo a Ferragosto con cui hai a che fare e che hanno lo spessore pari a quello di un ologramma.

Inconsistenti, inesistenti, insignificanti, che non meritano un briciolo della tua attenzione e del tuo tempo.

La lezione della MMT per uscire dalla crisi dell’eurodebito

In occasione del convegno tenutosi a Rimini dal 24 al 26 febbraio scorso Michael Hudson, economista americano  esponente della Modern Money Theory, denuncia il potere delle lobby finanziarie e propone una ricetta neokeynesiana per uscire dalla crisi del debito che attanaglia l’Europa. In poche parole, creare disavanzo, ovvero aumentare la spesa pubblica per sostenere consumi, investimenti e innescare il circolo virtuoso della crescita.

Contro la visione rigorista ancorata alle regole di bilancio di stampo tedesco che rischia di rendere ancora più acuta la recessione in atto, i rappresentanti della MMT propongono l’abbandono dell’euro, moneta nata con il difetto genetico di non avere un vero stato alle spalle, ed il default, come fece l’Argentina nel 2003, liberandosi dal fardello delle disastrose politiche neoliberiste capeggiate da Menem e dalle ricette del FMI degli anni ’90.

Questa incongruenza dell’euro è alla base della fortissima speculazione finanziaria che attualmente colpisce i paesi più deboli dell’Unione Europea – i cosiddetti PIIGS, Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, secondo il professore di economia presso l’Università del Missouri nonché analista finanziario a Wall Street.

Senza l’ombrello di una banca centrale vera e propria, ovvero senza un “prestatore di ultima istanza”, i Paesi dell’eurozona devono ricorrere alle banche private per finanziarsi attraverso l’emissione di titoli, banche peraltro inondate da miliardi di euro della BCE al tasso irrisorio dell’1%.

Di questa vagonata di soldi nemmeno un euro finisce nell’economia reale, ormai strozzata dal credit crunch, nemmeno un euro in tasca a famiglie e imprese, rapinate del proprio futuro che stanno pagando lo scotto di questa crisi di sistema.