La grande illusione della sinistra

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Diciamo pure che Silvio Berlusconi è uno che i guai se li cerca.
Diciamo pure che è anche bravo a svicolare.
E ammettiamo pure che parecchi nel PD vorrebbero che Berlusconi, in un modo o nell’altro, sparisse dalla scena.
Mettiamo pure, ma per pura ipotesi, che qualche magistrato ci provi a dare una mano a togliere di mezzo questo ingombrante avversario del PD.
E aggiungiamo anche che certi suoi avversari economici nei media lo vorrebbero sicuramente fuori dai piedi.
Ma tutto ciò premesso, una volta che Berlusconi fosse costretto a un dorato esilio ad Antigua, magari circondato da un nugolo di affettuose nipotine, ma il PD è proprio sicuro di prendere i voti di Silvio Berlusconi?
Molto probabilmente, sparito B., sparirà pure il partito, ma i suoi voti potranno mai attraversare l’orizzonte che divide un elettore di destra da uno di sinistra?
Non credo. Mentre è molto più probabile che i voti finiscano a Grillo o ad altre formazioni di destra che spunterebbero per colmarne il vuoto.
La realtà è che il PD si sta logorando da 20 anni contro Berlusconi come prima il PCI si era logorato per 40 contro la DC dimenticando che la gente da un partito di sinistra vorrebbe qualcosa di socialista: welfare, sanità efficiente, scuola gratuita e a tempo pieno, servizi per le donne e uno Stato che funzioni. Come in Svezia, in Finlandia.
Ultimamente non mi sembra di aver sentito qualcosa del genere da Bersani, Bindi e dal rottamatore rottamato Renzi.

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Primarie PD, il vecchio che avanza

Dopo la penosa comparsata dei “fantastici 5 su Sky, le primarie del PD si lasciano alle spalle poche certezze, il ballottaggio tra Renzi l’Uomo Torcia e Bersani La Cosa, e molte polemiche.

In primo luogo sono emerse scorrettezze sui risultati e sul numero dei votanti. A lanciare l’accusa è stato Renzi, nella sua ultima metamorfosi, da giovane scout a creatura teleguidata da Giorgio Gori. In base ai dati in possesso del suo Comitato, la distanza che lo separa da Bersani sarebbe di 5 punti percentuali e non di nove, come emerge dai risultati diffusi dal partito.

Come i bambini viziati, il principino di Firenze vuole sempre avere ragione, insofferente alle regole, vorrebbe cambiarle in corsa per poter tirare acqua al suo mulino e raggranellare qualche voto, e pretenderebbe nessuna giustificazione per chi vuole votare al secondo turno, cosa invece prevista dal regolamento.

Sicuramente sarà Bersani a vincere il ballottaggio, ma un Renzi outsider che incassa il 35% di voti, rappresenta un dato su cui la dirigenza del PD dovrà  riflettere nel riordino del partito in vista delle prossime politiche. Senza contare il fatto che Bersani non ha sforato la maggioranza nemmeno in Emilia Romagna, sua roccaforte storica.

In secondo luogo, a prescindere dal fatto che Renzi abbia ragione sul conteggio dei voti, è meritevole di attenzione il mancato riconoscimento della propria sconfitta all’interno di un partito. Anche se gli USA non costituiscono certo l’emblema della democrazia, le recenti elezioni presidenziali sono state durissime e non prive di colpi bassi, ma alla fine lo sfidante Romney si è arreso, sottolineando lealtà al presidente eletto.  Nel Bel Paese manca il senso di responsabilità degli errori a tutti i livelli, non ultimo in quello politico, ragion per cui lo sconfitto è sempre pronto a denunciare brogli elettorali. Per la serie il vecchio che avanza…