Piccoli Narcisi non crescono mai…

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Piccoli Narcisi non crescono mai

Certe persone sono così narcisistiche che ormai non ti stupiscono più. E non mi riferisco alla solita accozzaglia di politicanti e dirigenti baronali che pullula per ogni dove da queste parti.
Parlo di quelle persone a te vicine, se non addirittura molto vicine, verso le quali, puntualmente, sarai sempre in difetto. Sempre e comunque moralmente debitore. Un debito che cresce e cresce a dismisura, come il debito italiano in questi scenari di deflazione…

Non ha importanza che nella vita ti sia passato sopra un TIR, continueranno a pretendere la tua massima attenzione, per non dire devozione. Incuranti del tuo dolore, continueranno sempre a ribaltare la frittata dalla loro parte, incapaci di dimostrare reale empatia verso i problemi altrui, hanno la pretesa di vederti sempre con un sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia solo in virtù della loro esistenza.

Eterni bambini che non vedono al di là del loro naso, ascoltano senza sentire. L’universo intero  è concepito come  una propaggine strumentale della loro piccola e miserabile esistenza…

A tutte quelle persone che senz’altro condiscono con qualche goccia di cianuro la tua vita, ma con cui comunque sei costretto a fare i conti, auguro di affondare la loro egolatria nel melmoso specchietto d’acqua su cui molto spesso si pavoneggiano.

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Gli aldilà

porta chiusa nera
“Gli aldilà”

 

Ma quanti sono gli aldilà? Siamo veramente sicuri che ne esista solo uno?
Per un grave fatto personale di cui parlo qui e anche qua, credo che la risposta giusta sia molti, se non addirittura troppi. Almeno qui in Italia…

L’aldilà è la porta sempre chiusa dell’amico quando tu sei fuori all’addiaccio. E fuori diluvia e il cielo è sempre buio pesto…

L’aldilà è il mancato rinnovo del contratto dopo esserti sbattuto per 11 mesi. E senza aver chiesto un permesso e fatto neanche un minuto di ritardo. Perché più di una persona, sei considerato uno yogurt scaduto, quasi uno schiavo, da parcheggiare quando non servi più…

 L’aldilà è la vita parallela che conducono gli uomini politici, i manager di Stato, la mafia Spa, il principale azionista dello Stato italiano che poggia le fondamenta sulla corruzione. E la vicenda Dell’Utri rappresenta l’ultimo squallido tassello…

I favoritismi, gli sprechi, i cittadini servi della gleba, i pazienti di serie B di cui pullulano gli ospedali di questa Italia, paese di ‘pizzo, pizza e pezze’ per dirla alla Sorrentino ne ‘La grande bellezza’.

E quel ciliegio sempre bianco, con i rami che sembrano voler sfiorare il cielo, che mi ostino a guardare dalla finestra, per cercare solo te…

 

 

 

Viva la crisi

Viva la crisi
Per il 2013, viva la crisi

Viva…

Questa depressione più nera e lunga di quella del ’29
Perché  ha costretto il Paese a togliersi finalmente la maschera e a fare i conti con gli sbagli della sua storia recente, fatta di debito pubblico e da livelli di corruzione degni del terzo mondo…

I politici di tutti i colori e sottocorrenti, renziani, grillini & C.
Perché sono solo  l’altra faccia dell’italiano medio, sempre pronto a fottere il prossimo, lo sconosciuto, l’alieno, per la propria combriccola o sul sacro altare della “famiglia“…

I forconi, i populisti e gli altri illusi, che non hanno la più pallida idea di come stanno le cose, in Italia e nel mondo.
Perché ancora credono che basta scagliarsi contro la casta e chi non la pensa come loro per risolvere la situazione…

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I miei studenti...
Perché devono sapere che ho imparato dai loro errori, anche quelli più grossolani…

E tutti quelli che mi hanno scalfito, graffiato, ferito e che continueranno imperterriti e impassibili a farlo ‘per contratto’…
Perché mi hanno reso la persona che era destino che fossi…

Buon Anno Impertinente a Tutti.

Stato Padrone

Stato Padrone: Il Leviatano
Stato Padrone: Il Leviatano

Sprezzante, dispotico, strafottente.

Quale un avvoltoio che squadra la sua inerme preda e si lancia dall’alto su di essa nel momento più opportuno, cosi lo Stato Padrone italiano si scaglia contro i suoi cittadini, i figli più deboli.

Un Leviatano ingiusto, che marca a fuoco le due corsie, spostando, quali pedine, i suoi figli, premiando l’incapace, la puttana, il faccendiere, mandandolo in parlamento, oppure assegnandogli incarichi pubblici ultra pagati.

Mentre fa le pulci all’altro, al figlio operoso, quello non desiderato, ma utile, che non s’è mai lamentato, ma che ha avuto l’ardire di alzare la testa per rivendicare un suo diritto. A quello lo sposta là, nella corsia piena di ostacoli, vicoli ciechi e salite sterrate a non finire…

Un Robin Hood all’incontrario, che toglie al tartassato, al precario, all’autonomo, per premiare il corrotto, l’immeritato, l’impiegato pubblico sfaticato, quello con la giustificazione sempre pronta, al figlio irresponsabile, magari mezzo matto, ma sempre pronto quando deve scaricare il proprio barile di letame…

Perché tu hai sempre filato liscio, hai espiato le tue colpe, pagato le tasse, anche quelle non dovute, anticipando denari non incassati, per lavori fatti mesi, se non anni, prima, aspettando con pazienza e diligenza il tuo turno…

Lui, lo Stato Padrone, può pretendere questo e altro, è un suo diritto.

È lui che da e toglie. L’alfa e l’omega.

Perché tu sei un fallito, tu non sei nessuno al di fuori di lui, anzi non esisti.

A.A.A. Sfiga Cercasi

AAA Sfiga Cercasi
Legge di Murphy

Alcune persone dedicano molte delle loro energie a lagnarsi: del governo ladro che aumenta le tasse, della burocrazia elefantiaca e surreale della P.A, delle associazioni  di cui fanno parte.

Sempre, a qualunque titolo.
In questo modo, mi sembra che non facciano altro che attirarsi la sfiga e non solo perché lo prevede la legge di Murphy.

A che pro? Trovo snervante cercare di concentrarsi sempre sul pezzo mancante o quello che non va come idealmente dovrebbe andare, vuoi per dovere, per logica o per semplice buon senso.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che si rema in un mare in burrasca e che la tempesta non riguarda solo l’Italia, il cui rating del debito sovrano si attesta sempre a BBB+ ma con outlook negativo.
E che le prospettive dal punto di vista della società civile sono pessime, come risulta dai dati che l’amico Roberto Marsicano si è preso la briga di pubblicare sul su blog, nell’articolo La foto dell’ignoranza.

Il mondo è cambiato e cambierà ancora. E non solo per la crisi ma per un insieme di fattori che le classi dirigenti italiche sembrano escludere totalmente dal dibattito, impantanate come sono nella melma vacua del chiacchiericcio da mercato elettorale permanente.
Stiamo osservando allo sfacelo di un mondo sempre più ineguale. Delle conseguenze per il nostro futuro ne parla il premio Nobel Joseph Stiglitz nel suo ultimo capolavoro Il prezzo della disuguaglianza.

Questa è la diagnosi, ma la cura, semmai esista una è cercare di surfare l’onda di questa infinita recessione a cui dovremo abituarci, che ci costringe a trovare nuove vie, metaforicamente a “fare muta” nello stile di vita e nel lavoro.
Diventare resilenti, per andare avanti. ‘Aprender a emprender’, ovvero imparare a intraprendere, come dicono quelli di UniMOOC Aemprende

La posta in gioco è solo una. La sopravvivenza.

Governo precario, vita precaria

Governo precario, vita precaria
Governo precario, vita precaria

A volte penso che ognuno  scelga di vivere nel paese più consono alla propria nevrosi. E che a dispetto del mare che mi guarda ogni mattina dalla finestra e dalle colline, ideali per fare ciclismo, forse sia giunta l’ora di alzare i tacchi e di cambiare aria.

Non voglio più  stare in un paese morente e senza speranza. Più  disperato di quei migranti che hanno lasciato la vita perché credevano in qualcosa, in un futuro.

Dove governi precari si alternano e si trastullano nel nulla, prendendo, tuttalpiù , provvedimenti che aggravano un Paese ormai in caduta libera…

Non voglio più stare in un Paese che sara’ sempre servo e vile da ogni lato lo si veda. Ci si vende, anzi ci si svende, per una nomina: dal giornalista di sinistra – che poi, quale sinistra, quella che non c’è, che non c’è quasi mai stata e che non ci sarà mai – al parlamentare catapultato a Roma per fare da “peone”, all’anonima sgarzolina che spera di andare in TV dandola alla prima occasione che capita, fino all’amico del funzionario di turno alla ricerca di qualche ‘favore’ più o meno lecito.

Il tutto nell’indifferenza più totale perché la realtà, quella che scavi sotto la coltre del mare di menzogne, mezze verità  e pregiudizi, fa male. Ma fa ancora più male sguazzarci dentro.

Scuse

 

Basta scuse
Basta scuse

Ci deve essere sempre una scusa, buona o meno buona che sia. Per giustificare, condire o mascherare un’azione che vorremmo fare o non fare.

La scusa di una riunione di lavoro – che forse lascerà il tempo che trova – per non poter essere dove forse la mia presenza può essere d’aiuto a qualcuno che mi è caro, o quanto meno avere un senso…

La scusa di una conferenza, sempre anche quella di lavoro, per poter fuggire dall’Italia una ventina di giorni e catapultarmi in Argentina, da dove ero mancata per troppo tempo e mi sarei scoperta una estranea in casa propria…

La scusa del governo che emette un “decreto del fare”, per temporeggiare, per barcamenarsela, o semplicemente per mancanza di attributi mentre il paese si incamina, inesorabilmente, verso il viale del tramonto e si appresta forse a raggiungere la Grecia…

La scusa del comune di Genova per spillarmi ancora altri soldi, a titolo di Tares, perché il comune di Loano ha impiegato ben due mesi a notificare un cambio di domicilio nell’anno del Signore 2013 e con tutti i mezzi, telematici, e non, che si hanno a disposizione.

Basta scuse.

Pagamenti in tempi biblici nell’era digitale

pistola testa
Pagamenti PA, “a babbo morto”

Mai più. Mi sono ripromessa che non ci voglio cascare mai più. Da spararsi. Ne va della mia salute mentale, messa già a dura prova da tante altre “amenità” che l’andazzo generalizzato del paese ci propina quotidianamente.

Che nell’anno del Signore 2013, io debba aspettare più di quattro mesi dalla conclusione dell’incarico perché venga emesso l’atto di notifica dal Tribunale, recapitatomi nella solita busta color verde vomito dal postino. E che debba aspettare un tempo ‘imprecisato’, a detta del Cancelliere, affinché diventi esecutivo, è davvero sarcastico.

Come rasenta la parodia che il mio onorario venga decurtato ben del 50% se io avessi ritardato, anche di un solo un giorno, la consegna.

E l’assurdità raggiunge vette stellari quando si pretende che io mi debba scomodare per andare a consegnare il lavoro ‘a mano’ e in triplice copia, quando soltanto con un solo click io posso spedire un documento dall’altro capo del mondo.

Ma quell’organizzazione a stampo delittuoso, che in altri paesi normali prende il nome di Stato, m’impone la PEC e un’infinita’ di altri assurdi adempimenti burocratici per far perdere del tempo alla sottoscritta e intrattenere con un finto lavoro qualche assonnato impiegato statale.

Ma forse nessuno di questa banda di pretoriani se n’è accorto, perché vivono ancora sotto il regno dei Borboni, anche se li vedi lì, abbarbicati alle loro rassicuranti poltroncine, davanti allo schermo di un terminale, usato tale e quale alla penna e al calamaio di antica memoria.

Sfruttati d’Italia, unitevi contro Peter

Principio_incompetenzaLa realtà è bipolare, per non dire schizofrenica. Ancora di più in Italia, paese dove le fazioni non sono mai scomparse, diviso in mille tribù per non dire regnicoli che fanno capo a poteri e micropoteri locali dalla forza pervasiva, nonostante dai tempi di Pipino Il Breve sia passato un bel po’.

Un potere feudale, dove il vassallo di turno ha ben poche chances, se non quella di ingoiare rospi avvelenati, spettatore inerme di una realtà squallida che nessuna rivoluzione grillina o comunque dal basso potrà mai scalfire…

Invalidi, più o meno finti, ma che sono amici del signorotto locale, che riesce a farli assumere a tempo indeterminato anche nelle aziende private e che vanno regolarmente sotto mutua per allungare così il periodo di ferie.

Tanto ci sarà sempre un precario normodotato non paraculato che svolgerà con efficienza la sua mansione, il tutto a beneficio dell’azienda dal marchio conosciuto, che ha sempre il coltello dalla parte del manico nella sua pretesa di spremere il precario come un limone, ma chiudendo un occhio, se non addirittura tutti e due, sull’invalido o sul lavoratore svogliato ma con il pregio di avere le maniglie al posto giusto.

Dopo tutto nello Stivale ha trionfato sempre il principio di Peter, secondo il quale ogni individuo tende a salire nella scala gerarchica fino al  massimo livello di incompetenza, per quanto possa sembrare paradossale…

Il Divo, Mr. B e l’eterno presente

 

Il Divo, Mr B e l'eterno presente

Andreotti se n’è andato alla bell’età di 94 anni.

Chissà quali misteri si è portato nella tomba, insieme a Cossiga, l’altro marpione della politica italiana, e chissà quanti altri se ne porterà dietro Mr. B, quando, prima o poi, arriverà il suo momento.

Ma l’ironia sferzante del Divo non morirà. Dietro ci sono i misteri più inquietanti della storia italiana, tra Prima e Seconda Repubblica: omicidio Pecorelli, delitto Moro, liasons dangereuses con il banchiere e faccendiere Sindona, esponenti di spicco della P2 e con Cosa Nostra, altro pilastro su cui si fonda il PIL dell’economia italica.

La logica è sempre quella sottesa alla casta: avere potere è meglio che fottere, e il potere logora sempre chi non ce l’ha. Sempre. Quindi, via libera ai traffici, allo scambio di favori, al continuo foraggiare amici degli amici degli amici, a tutti i livelli, dalle più alte cariche istituzionali fino al gradino più basso della politica comunale.

Ne abbiamo prova ogni giorno, continuamente, quali sudditi, più o meno inermi, di questo Stato strampalato, da riprogettare. Nelle azioni più irrilevanti, come quando vai all’ASL per una banale richiesta del medico di famiglia, che in qualsiasi altro paese normale potresti poter fare online.

La tecnologia c’è, sfruttiamola.

Ma l’Italia è un mondo a sé. Meglio fare 15 km, cioè perdere mezza giornata del mio tempo perché l’Anagrafe Sanitaria è stata trasferita.Lo vengo a sapere dall’addetta all’ufficio informazioni, corpulenta sessantenne che mi squadra dall’alto in basso perché la disturbo dal suo quieto vivere mentre fa la sua bella maglia color grigio topo in orario di lavoro.

E io devo aspettare un anno per essere pagata dal Ministero dell’Istruzione, cioè da questo Stato.

Io devo aspettare che il Giudice non abbia mangiato pesante, la sera prima dell’udienza in cui intervengo quale CTU, altrimenti potrebbe decurtare la mia parcella, nonostante la complessità dell’incarico e nonostante il valore della causa sia di svariati miliardi. Si deve risparmiare sul consulente, il solito pollo da spennare, spellare e poi rosolare a fuoco vivo.

E devo pure aspettare rincorrendo la parte soccombente per essere pagata, una volta emesso il decreto di liquidazione del giudice. Perché il pagamento a 30 giorni data fattura, come prescritto dalla UE, da noi è un puro miraggio.

Non c’è speranza in questo Paese, imprigionato in un eterno presente che sa di passato.

Tutti troppo presi con le mani nella marmellata, e ovviamente, nessun colpevole.