I rischi di vivere con un uomo Bancomat

Uomo Bancomat
Uomo Bancomat

Trattasi di specie in via di estinzione, messa a dura prova dalla crisi economica e dal dramma sociale in cui versa il paese.

Perché tu, legittimamente domanderai, ciò che per molte donne dovrebbe essere un’opportunità e’ invece fonte di frustrazione degna di essere trattata da uno strizzacervelli?

La risposta potrebbe sembrare quasi banale. E non solo perché quando il Bancomat inizia a sputare meno soldi, ti verrebbe solo da incazzarti. Non ha importanza che sia momentaneamente guasto (malato), obsoleto (vecchio) oppure, semplicemente, che in quel momento ci sia una minor provvista di contanti. No!
Esiste una ragione più profonda che lega le due controparti di quella nefasta alleanza di cui il paese intero pullula: entrambi le figure sono imprigionate in modelli che appartengono a un passato, ormai morto e sepolto.
Semplicemente trapassato, come questo paese che non ha fatto altro che perdere tempo dietro ai problemi giudiziari di Mr. B, nell’inerzia piu’ assoluta, anni, se non addirittura decenni di opposizione inesistente, in cui la sinistra e tutte le sue involuzioni e degenerazioni, piu’ o meno sgrilletate, si arrovellano dietro inutili tatticisimi e giochi di potere, mentre il mondo cambia alla velocita’ della luce e impone un ruolo attivo della donna.
Invece no, l’Italia rappresenta l’anomalia, un paese che si puo’ permettere il lusso di vivere nella bambagia e non solo perche’ la percentuale di nero nell’economia è alta, ma anche per colpa (o per fortuna), dipende dai punti di vista, dell’uomo bancomat e della donna pappone che replicano ad infinitum il loro ridicolo teatrino…
I numeri sono lapidari:
  • Un giovane tra 14 e 29 anni su quattro non studia ne’ lavoro, ossia è un NEET
  • Nella fascia d’età 15-24 anni, il tasso di disoccupazione rasenta il 50%, mentre schizza al 60% dai 24-60.
Un universo di donne pappone, perennemente insoddisfatte, e di uomini Bancomat, sempre prigionieri di se’ stessi e incapaci di adempiere alla loro funzione.
Questa è l’Italia.

Svalutation: no recession!

Il vento della recessione soffierà ancora a lungo in particolare sull’Europa. Non lo dice solo l’economista  Fitoussi invitato speciale della prima puntata dell’evento televisivo di Celentano “Rock Economy” in onda ieri sera su canale cinque e che ha riscosso un boom di ascolti.

Le previsioni per niente rosee sono quelle del FMI, in occasione del World Economic Outlook presentato oggi a Tokyo. Negative le previsioni per l’Eurozona, in particolare per l’Italia con una recessione del  2,3%  e dello 0,07% nel 2013 oltre a un tasso di disoccupazione  destinato a crescere.

La cosa davvero allarmante è che nessuno all’interno del FMI sembra preoccuparsi delle devastanti implicazioni sociali  delle politiche di rigore su alcuni Paesi europei, in particolare in Grecia e Spagna. La prima, con le casse ormai vuote e con fondi a disposizione per arrivare fino alla fine di novembre se non arrivano gli aiuti di Bruxelles. La seconda, che continua a temporeggiare sull’ipotesi di chiedere un salvataggio europeo.

La politica di austerity dettata dall’Europa, il problema dei debiti sovrani che ha ormai assunto i connotati di debito odioso, l’aggravarsi della congiuntura economica hanno messo a nudo la necessità inderogabile di ripensare la crescita per superare la contraddizione di fondo: l’impossibilità di rilanciare i consumi per via da un lato i tagli ai bilanci pubblici e l’aumento delle imposte e dall’altro la mancanza di liquidità o credit crunch nel circuito che frena gli investimenti. Lo sostengono in tanti, intellettuali ed economisti di diverse scuole di pensiero, tra cui 120 economisti francesi che hanno pubblicato su Le Monde un articolo contro il fiscal compact.

“Affannarsi a cercare di far ripartire l’economia nel modo in cui ha funzionato negli ultimi decenni non porta da nessuna parte”, sostiene Mauro Magatti in Oltre la grande contrazione: verso una crescita di nuova generazione.

Figlia degli ‘eccessi finanziari’ scatenati dalla crisi americana del 2008 che ha promosso un’economia basata sul consumo a debito,  la difficile congiuntura attuale è destinata a durare lungo. Per avviare un nuovo modello di crescita, occorre abbandonare la concezione quantitativa e ripartire su una nuova “economia psichica” basata su beni relazionali, rispettosa dell’ambiente delle istanze democratiche dei popoli. L’esatto contrario di quanto sta avvenendo nel contesto europeo.