La bella addormentata su Marte

La bella addormentata
La bella addormentata su Marte

Ci sono persone che sembrano essersi perse per strada, per non dire addormentate per anni e anni della loro vita. Come se una parte di loro fosse andata in vacanza su Marte e sulla Terra un loro clone avesse vissuto una ‘vita parallela’…

Marte e la terra
E, tutt’a un tratto, molto spesso dovuto a uno scossone per un evento traumatico, si (ri)svegliano dal loro torpore e realizzano fino in fondo che, nel frattempo molti peli sono caduti sull’uovo, che il mondo è andato avanti (Siii, anche senza di loro!), che molte cose nella loro vita personale e in quella di chi le sta attorno, non funzionano.

Di ragioni, giustificazioni o addirittura (falsi?) problemi ce ne sono a bizzeffe: lo strazio di lavoro che non paga e non appaga quasi mai; la famiglia che molto spesso è diventata una sorta di associazione a delinquere di stampo mafioso; il governo pro tempore, a cui tocca, a ragione, sempre la parte del cattivo di turno; la malcapitata signorina Routine, colpevole di tante crisi matrimoniali, se non addirittura extraconiugali; quel sentimento di inadeguatezza ‘alla Calimero’, così diffuso tra le persone, perché è sempre più facile piangersi addosso e sentirsi vittima di una congiura siderale che prendere le redini del comando della propria (fottuta) vita, non dell’universo…

Ci vuole una buona dose di coraggio, pragmatismo e pazienza, merci che scarseggiano molto più che il denaro in questo magnifico Paese.

La grande sconfitta

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La grande sconfitta

Nulla è come appare. Proprio nulla.

Il linguaggio è ridotto a mascherare, insabbiare, confondere, in bilico tra il ‘detto’ e il ‘non detto’, snaturato dalla sua funzione primordiale, sporcamente vigliacco…

E la fiducia non da una mano, come dovrebbe. Ti affidi agli affetti, quelli più vicini, alla tua famiglia, che ti ha visto nascere e che dovrebbe essere in possesso del tuo libretto di istruzioni; alla cerchia dei tuoi amici più stretti, non a quella lunga lista, seppure ben segmentata, di conoscenze, colleghi, clienti, vecchi compagni di scuola che vogliono aggiungerti ai loro contatti su Facebook e molto spesso non sai il perché. No, a quelli no…

I presupposti per una vita serena e ‘a testa alta’ passa inevitabilmente per l’accettazione della verità, quella specie di scheletro polveroso che tutti cercano di nascondere nel retrobottega della propria anima, là dove abitano i fantasmi, dove i morti sono sempre vivi e vegeti…

– Devi faticare, si sa, la vita è una corsa a ostacoli, col vento contro
– Devi pagare quello che ti spetta, non puoi pensare di lasciare i tuoi debiti a chi viene dopo di te
– Deve essere coerente, nelle idee e nelle azioni

Ma sopratutto in questo Paese senza un presente e men che meno un futuro, nessuno sembra ingoiare facilmente la pillola della verità, la bella e grande sconfitta…

Suicidio non autorizzato

Suicidio non autorizzato
Suicidio non autorizzato

Il cinismo della gente non conosce limite e lo tocchi con mano in situazioni estreme, come quella dell’ultimo disperato che ha deciso di mettere la parola fine, lanciandosi sotto l’IC proveniente da Livorno in direzione Milano, proprio mentre ero in viaggio verso Mestre per l’ultima edizione di Digital or Nothing.

Per molti, il suicidio e’ sempre una noiosa seccatura che spezza la quotidianità, quell’affannoso andirivieni a tratti privo di significato che contraddistingue le nostre giornate.

E senti l’uscita di un’imbolsita cinquantenne dai capelli rosso menopausa che se la prende variamente con le Ferrovie e con il povero disgraziato perché “l’istinto di sopravvivenza deve prevalere”
Al che la compagna , una biondona sugnosa, ritenzione idrica a go go, inveisce contro il malcapitato, perché avrebbe dovuto scegliere un luogo più opportuno per ammazzarsi e perché le strampalate Ferrovie dello Stato dovrebbero prevedere un treno aggiuntivo in partenza sul capoluogo successivo.

Non un pensiero di pietà  per il disgraziato che alle 5 di mattino,  in mezzo alla campagna toscana, e’ andato incontro al suo destino.
Chi era costui? Nessuno sembra porsi quella domanda, forse era solo, forse aveva perso il lavoro, un amore, forse aveva bussato a troppe porte o forse a nessuna…

O forse, semplicemente, si era posto troppe domande senza trovare nessuna risposta.

Nessuna per cui valesse la pena di continuare ad andare avanti.
Proprio nessuna.

Viva la crisi

Viva la crisi
Per il 2013, viva la crisi

Viva…

Questa depressione più nera e lunga di quella del ’29
Perché  ha costretto il Paese a togliersi finalmente la maschera e a fare i conti con gli sbagli della sua storia recente, fatta di debito pubblico e da livelli di corruzione degni del terzo mondo…

I politici di tutti i colori e sottocorrenti, renziani, grillini & C.
Perché sono solo  l’altra faccia dell’italiano medio, sempre pronto a fottere il prossimo, lo sconosciuto, l’alieno, per la propria combriccola o sul sacro altare della “famiglia“…

I forconi, i populisti e gli altri illusi, che non hanno la più pallida idea di come stanno le cose, in Italia e nel mondo.
Perché ancora credono che basta scagliarsi contro la casta e chi non la pensa come loro per risolvere la situazione…

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I miei studenti...
Perché devono sapere che ho imparato dai loro errori, anche quelli più grossolani…

E tutti quelli che mi hanno scalfito, graffiato, ferito e che continueranno imperterriti e impassibili a farlo ‘per contratto’…
Perché mi hanno reso la persona che era destino che fossi…

Buon Anno Impertinente a Tutti.

Cà nissciuno è fesso

Il buon giorno ha sempre il solito nome: il TUO
#Nutellanonsonoio
Il buongiorno ha sempre il solito nome: il TUO

Sono davvero satura di sentire le risposte più strampalate date da persone con cui mi tocca interagire per diverse ragioni, di lavoro o altre incombenze.

Non è dato sapere ma la comunicazione risulta spesso fallace, per non dire l’educazione, che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto civile: dal cliente al vicino di casa. Dovrebbe…

Non capisco come mai (o forse sì) le persone cambiano continuamente le carte in tavola con una velocità davvero sorprendente. Non importa che tu stia facendo loro una cortesia, un favore, un piacere ‘non dovuto’. Non importa nemmeno se le stai facendo risparmiare grane, oltreché denaro contante con quel tuo piacere. No, figuriamoci…

Ci sarà sempre una scusa validissima che giustifichi il loro operato: la latitanza più assoluta dopo accordi presi in vista della partecipazione a un noto evento sulla multicanalità e dintorni, l’astio del vicino che pensa che io lo debba ‘servire e riverire’  quando sono io a fargli una cortesia, mentre lui pensa solo a rubacchiare le ciliege, facendo finta di niente… E se la prende con me perché ha un figlio all’asilo e un’insignificante moglie da mantenere…

Perché quella dei giovani figli più o meno vinciuti ‘da avviare’ e delle moglie ‘da mantenere’ è una scusa che ormai mi esce dalle orecchie… Ed è trasversale a tutti i ceti sociali: dal manovale sottopagato, al colletto bianco, passando per il pensionato che si fa sfruttare per sentirsi ancora ‘utile’.
Ebbene sì, il ‘tengo famiglia’ non lo digerisco proprio più. Nessuno ti ha prescritto per contratto di procreare e per giunta di sposarti una ‘pezzo di carne con gli occhi’, buona solo a lavare i panni, a darsi alla gastronomia, a cazzeggiare su Facebook…

Persone del genere non meritano cortesie da parte tua, ma solo il buongiorno, con qualche goccetta particolare.
E non proprio di Chanel nº 5…

Governo precario, vita precaria

Governo precario, vita precaria
Governo precario, vita precaria

A volte penso che ognuno  scelga di vivere nel paese più consono alla propria nevrosi. E che a dispetto del mare che mi guarda ogni mattina dalla finestra e dalle colline, ideali per fare ciclismo, forse sia giunta l’ora di alzare i tacchi e di cambiare aria.

Non voglio più  stare in un paese morente e senza speranza. Più  disperato di quei migranti che hanno lasciato la vita perché credevano in qualcosa, in un futuro.

Dove governi precari si alternano e si trastullano nel nulla, prendendo, tuttalpiù , provvedimenti che aggravano un Paese ormai in caduta libera…

Non voglio più stare in un Paese che sara’ sempre servo e vile da ogni lato lo si veda. Ci si vende, anzi ci si svende, per una nomina: dal giornalista di sinistra – che poi, quale sinistra, quella che non c’è, che non c’è quasi mai stata e che non ci sarà mai – al parlamentare catapultato a Roma per fare da “peone”, all’anonima sgarzolina che spera di andare in TV dandola alla prima occasione che capita, fino all’amico del funzionario di turno alla ricerca di qualche ‘favore’ più o meno lecito.

Il tutto nell’indifferenza più totale perché la realtà, quella che scavi sotto la coltre del mare di menzogne, mezze verità  e pregiudizi, fa male. Ma fa ancora più male sguazzarci dentro.

Dichiarazione di non voto

Non_Voto

Questa gelida mattina rivierasca non alzerò le mie sode chiappettine per recarmi alle urne. No, ho cose più importanti da fare: un lavoro da finire e corsi da preparare.

Parte delle motivazioni sono state espresse da Roberto Marsicano nel suo blog Cannedcat Non Votare.

Essenzialmente non mi sento rappresentata da nessun schieramento in lizza, impegnati solo a scannarsi tra di loro per impossessarsi di quote di potere che si traducono in poltrone da spartire, favori agli amici degli amici, false promesse al popolo. Tutti uguali, nessuno escluso: antiche mummie di destra e di sinistra, giornalisti contaballe, giudici guevariani, rabbiosi comici prestati alla politica.

Le statistiche parlano chiaro: 700 mila posti di lavoro in meno e 20% delle aziende chiuderanno nel 2013. Questi sono i veri problemi. Mai affrontati, e non solo in campagna elettorale, nota stagioni di saldi, perché manca coraggio, come manca la volontà (e l’umiltà) di vedere la realtà senza paraocchi, incominciando da noi.

I nuovi schiavi

 

I nuovi schiavi

 

 

Che la Repubblica Italiana fosse fondata sul precariato, l’ho scritto in altre occasioni.

Ma che in nome di una presunta flessibilità il precariato stesse diventando una nuova forma di schiavitù, in grado di spazzare via secoli di diritti acquisiti, è ormai un fatto agli occhi di tutti, reso ancora più acuto dalla recessione che ci terrà compagnia anche per tutto il 2013, anno di elezioni e di solite promesse non mantenute.

Una nuova, silenziosa forma di schiavismo, trasversale a tutti i settori e assetti societari: dalla piccola impresa agricola che sfrutta manodopera straniera in nero in una delle zone più floride della Liguria, alla più grande azienda di servizi italiana, passando per quell’oscuro mondo delle cooperative che conquistano a prezzi stracciati gli appalti nei più svariati settori, quelle che nascono e muoiono in un batter d’occhio, e dove un esercito di lavoratori schiavi arriva ad essere pagato la bellezza di 2,5 euro all’ora.

Compensi ‘cinesi’ e costo della vita europeo, un mix esplosivo, il cui effetto è quello di mettere indietro le lancette dell’orologio del progresso.

Contratti scritti in un linguaggio criptico, fatto apposta per ‘fottere’ il malcapitato, quando non addirittura inesistenti, straordinari non pagati e pure i ricatti, più o meno velati, del faraone di turno.

E chi non sottostà alle regole draconiane, è sbattuto fuori, cacciato via e subito rimpiazzato con un precario nuovo di zecca. Tanto quello del precariato è l’unico mercato in via di espansione.

Un po’ come ai tempi dell’Antico Egitto: schiavi, merce di scambio, uomini privi di diritti e condannati ai lavori forzati.

La colpa dei maiali e la Germania smemorata

In questa estate arroventata dalle temperature, dai mercati sull’ottovolante e forse dallo scampato pericolo di una tempesta globale perfetta, per parafrasare il guru dell’economia Nouriel Roubini vale la pena soffermarsi sulla lettera dell’imprenditore Gianni Bulgari al direttore di La Repubblica pubblicata venerdì scorso.

Bulgari sottolinea il fatto che la moneta unica, nata per accelerare l’integrazione europea, ne sta provocando la disgregazione, cosa che trova d’accordo non pochi. Sebbene Mario Draghi abbia dichiarato recentemente l’irreversibilità dell’euro e che non c’è rischio di un’esplosione (o implosione) dell’unione monetaria, il peccato originale con cui la moneta senza Stato deve fare sempre i conti è duplice: è stata introdotta in Paesi con economie divergenti e non è stato previsto dai trattati un piano B di uscita.

Un ruolo chiave in questo travagliato periodo è svolto dalla crisi dei debiti sovrani, dove i numeri sono di per sé significativi se raffrontati fra di loro.

Secondo le ultime proiezioni della Commissione Europea, nel 2013 nove economie avranno un debito pubblico oltre l’80% del PIL (Grecia, Italia, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Spagna e – udite, udite – la Germania, la prima della classe, il cui debito reale batterà quello dell’Italia, raggiungendo l’esorbitante cifra di 2.082 miliardi contro i 1.988 miliardi del debito nostrano), mentre il FMI stima che il debito degli Stati Uniti  balzerà al 113% e quello del Giappone ha già raddoppiato la ricchezza nazionale prodotta.

Tuttavia nessuno di questi due ultimi Paesi si trova sull’orlo del baratro come invece accade per l’Europa. Su questa situazione incide non poco il “doppiopesismo” della Germania che consente di fare agli altri quello che non vorrebbe fare per sé, come lo dimostra il rinvio alla Corte Costituzionale tedesca della questione di legittimità del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) e del fiscal compact, decisione su cui la Corte si doveva pronunciare a metà settembre.

Infatti, la smemoratezza storica è ciò che contraddistingue l’attuale leadership tedesca che sta trascinando l’intera Europa nel baratro. La Germania sembra essere colta dalla sindrome di Versailles quando è stata costretta a pagare sanzioni durissime essendo stata considerata l’unica responsabile del conflitto mondiale. Solo che questa volta sono i PIIGS al suo posto, mentre Berlino interpreta la parte del Clemenceu di turno che pretende non solo una riparazione dai Paesi periferici, ma una punitiva politica di austerity capace solo di rendere ancora più acuta la recessione in atto.

D’altronde, bisogna scomodare Nietzsche per capire la motivazione alla base di tale atteggiamento. L’autore di “Genealogia della morale” aveva sottolineato che la parola “debito”  (Schuld) è la stessa che viene usata per “colpa” e che i Paesi debitori sono definiti “Defizit-Sunder”, che in italiano sarebbe come dire “peccatori di deficit”. Insomma, come sempre, la colpa è del maiale (debitore) e non di chi gli dà da mangiare (le banche, che foraggiano il debito degli Stati per lauti interessi).

Buon Ferragosto a tutti

Buon 1 maggio

Ai 2,1 milioni di disoccupati e ai 250mila lavoratori in cassa integrazione

Ai 1,5 milioni di giovani che non lavorano e non studiano perché non credono più nel futuro, in un Paese dalla dilagante gerontocrazia

Agli oltre 1,5 milioni di lavoratori scoraggiati che hanno smesso di cercare, il livello più alto degli ultimi 7 anni

Ai circa 4 milioni di lavoratori precari, ai parasubordinati, agli atipici, agli autonomi, alle finte partite IVA e a tutti quei lavoratori con molti obblighi e nessuna tutela

Ai cosiddetti lavoratori della conoscenza ed ai braccianti agricoli extracomunitari, tanto sottopagati i primi quanto schiavizzati i secondi

Ai 65mila esodati, nel limbo tra la disoccupazione di fatto e l’impossibilità di raggiungere la pensione

Ai 16,7 milioni di pensionati italiani, che si confermano i più poveri d’Europa, con un pensionato su due che incassa un assegno di meno di mille euro al mese.

A tutti coloro che non smettono di credere in un’Italia migliore.