Governo precario, vita precaria

Governo precario, vita precaria
Governo precario, vita precaria

A volte penso che ognuno  scelga di vivere nel paese più consono alla propria nevrosi. E che a dispetto del mare che mi guarda ogni mattina dalla finestra e dalle colline, ideali per fare ciclismo, forse sia giunta l’ora di alzare i tacchi e di cambiare aria.

Non voglio più  stare in un paese morente e senza speranza. Più  disperato di quei migranti che hanno lasciato la vita perché credevano in qualcosa, in un futuro.

Dove governi precari si alternano e si trastullano nel nulla, prendendo, tuttalpiù , provvedimenti che aggravano un Paese ormai in caduta libera…

Non voglio più stare in un Paese che sara’ sempre servo e vile da ogni lato lo si veda. Ci si vende, anzi ci si svende, per una nomina: dal giornalista di sinistra – che poi, quale sinistra, quella che non c’è, che non c’è quasi mai stata e che non ci sarà mai – al parlamentare catapultato a Roma per fare da “peone”, all’anonima sgarzolina che spera di andare in TV dandola alla prima occasione che capita, fino all’amico del funzionario di turno alla ricerca di qualche ‘favore’ più o meno lecito.

Il tutto nell’indifferenza più totale perché la realtà, quella che scavi sotto la coltre del mare di menzogne, mezze verità  e pregiudizi, fa male. Ma fa ancora più male sguazzarci dentro.

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Dichiarazione di non voto

Non_Voto

Questa gelida mattina rivierasca non alzerò le mie sode chiappettine per recarmi alle urne. No, ho cose più importanti da fare: un lavoro da finire e corsi da preparare.

Parte delle motivazioni sono state espresse da Roberto Marsicano nel suo blog Cannedcat Non Votare.

Essenzialmente non mi sento rappresentata da nessun schieramento in lizza, impegnati solo a scannarsi tra di loro per impossessarsi di quote di potere che si traducono in poltrone da spartire, favori agli amici degli amici, false promesse al popolo. Tutti uguali, nessuno escluso: antiche mummie di destra e di sinistra, giornalisti contaballe, giudici guevariani, rabbiosi comici prestati alla politica.

Le statistiche parlano chiaro: 700 mila posti di lavoro in meno e 20% delle aziende chiuderanno nel 2013. Questi sono i veri problemi. Mai affrontati, e non solo in campagna elettorale, nota stagioni di saldi, perché manca coraggio, come manca la volontà (e l’umiltà) di vedere la realtà senza paraocchi, incominciando da noi.

Le agendine del 2013

Agendine 2013

 

L’anno nuovo si apre con un pullulare di agende, cariche di proposte infarcite di massicce dosi di iperliberismo e di soluzioni autoritarie ma gradite ai poteri forti, con il presunto intento di risollevare le sorti di un Paese ormai da tempo avviatosi sul viale del tramonto. Le solite ricette sistematicamente smentite dai fatti, propinate da una casta inetta di politici, ultimo governo dimissionario compreso.

Il distacco dalla realtà, e da una possibile soluzione dei problemi che affliggono il Paese, non può essere più siderale. La Lista Civica, per non dire Cinica, capeggiata dal Professore, non è altro che una accozzaglia di centristi retrogradi che a mala pena riuscirà a spuntare il 15%.

Frutto di una mente eccelsa della sinistra iperliberista come quella del senatore Ichino, affascinato da modelli di flexsecurity difficilmente applicabili nel marasma italiano, l’agenda Monti può essere sintetizzata nel seguente slogan: più liberalizzazioni, più tagli alla spesa pubblica, meno Stato Sociale, più precarizzazione del lavoro, come se già la Controriforma Fornero non avesse fatto abbastanza danni.

In poche parole, è l’imperterrita prosecuzione della macelleria sociale, avviata dai 13 mesi di governo “tecnico”, che intende gattopardescamente cambiare l’Italia e riformare l’Europa ma che, di fatto, non fa altro che sacrificare un Paese sull’altare del debito e della tecnocrazia.

The Final Countdown

Fine Anno, tempo di bilanci. La profezia dei Maya s’è avverata. È arrivata la fine del mondo. Il problema è che nessuno se n’è accorto.

Alcuni brontosauri che sembravano essere scomparsi dal teatrino politico tornano alla ribalta in vista delle prossime elezioni.  O meglio, sono sempre stati dietro le quinte a mercanteggiare il loro malleabile sostegno per poltrone e poltroncine e riempirsi la bocca di parole che sono sistematicamente calpestate dalle loro azioni pubbliche e private. Parole che sono diventate un miraggio: democrazia, equità, lavoro.

Ci sarà un ennesimo Uomo della Provvidenza, che cercherà di rimettere insieme i cocci di un Paese ormai incancrenito e disintegrato, liquefattosi in una melma maleodorante che ingoia ogni speranza.  Dopo la stagione del nano dai capelli incatramati, spodestato dalla UE, è stato il turno del proconsole delle banche e dei poteri forti, gradito all’Europa. E il prossimo Premier sarà? Di uomini validi e coraggiosi non se ne vedono all’orizzonte.

Il governo è caduto, le consultazioni sono in corso. Ma Napolitano, che dalla sua comoda poltrona d’oro super partes, tira le fila del carrozzone, non assegnerà un nuovo incarico al Grande Mazinga, l’unico eroe i cui super poteri sarebbero in grado di salvare la morente Italia.

Buona fine del mondo a tutti.