Memento mori

Angelo morte
Memento mori

Ieri si è celebrato il giorno dei morti. Non capisco la ragione di dedicare una giornata dell’anno alle persone scomparse, fermo restando che la morte è parte inestricabile della vita.

Ogni volta che guardi il cielo, ogni volta che guardi dentro te stesso, troverai quella metà di te stesso che non c’è più.
Ma trovi anche quell’altra metà, quella che ti spinge ad andare avanti e che ti fa capire che hai una ‘missione’ da compiere, con il tuo privato e con il tuo lavoro.

Un percorso da scalare, perché nulla di quello che vorrai varrà la pena se non c’è di mezzo dedizione e fatica, da parte tua. Non potrai fare niente per interposta persona. Non esistono le procure.
Nulla è facile, a meno che tu non ti chiami Mr. Paraculo ma non mi pare proprio sia il tuo caso. E poi ricordati che la ruota della vita (o delle vite) gira sempre…

Un traguardo da raggiungere ora e qui.
Altrimenti ti toccherà vivere e morire cento, mille volte fino a che non avrai imparato la lezione.

Il ciliegio

 

ciliegio fiorito
Il ciliegio

Il ciliegio è letteralmente esploso nella purezza dei suoi fiori bianchi.
A dispetto di tutti e di tutto.  Anche di questa primavera che stenta a partire ma che arriverà inesorabilmente, anche se il tuo passaggio su questa vita si è fermato il 21 marzo, ore 2.10, su quel letto di ospedale, dove ho potuto accarezzare i tuoi capelli e baciarti per l’ultima volta…

Ma la vita va avanti, o meglio deve andare avanti, perché conosce solo il tasto ‘Play’, come dice Roberto nel suo romanzo e continua a ripetermi in questi giorni…

Io penso, più semplicemente, che le persone assomigliano molto alle macchine e che periodicamente e sopratutto, in caso di eventi straordinari, hanno bisogno di andare in ‘stand by’ o in modalità manutenzione. Per poter rielaborare il nuovo contesto, riorganizzare e custodire gelosamente quello che rimane e che serve, e smaltire i pezzi inutili, la zavorra che ci si porta tante volte appresso…

Paulo Coelho direbbe è il momento di ‘chiudere i cicli’. Per ripartire con uno slancio rinnovato (o presuntamente tale), nei progetti nuovi o nei soliti… Perché la corsa non è ancora finita. Perché in fondo è quello che avresti preteso da me.

E io non mi voglio congedare da te, non posso, ma semplicemente salutarti come lo facevo sempre, con un bacio, una carezza e un ‘Nos vemos pronto, papito’…