Il flop di Bersani

Aliencat_Flop_Italia

 

In alto mare, in mezzo alla burrasca, senza una bussola, la zattera Italia sprofonda sempre più giù, fino a  inabissarsi nell’oceano gelido di una recessione che ci terrà compagnia ancora per tutto il 2013, molto più a lungo che in altri paesi europei, almeno stando alle ultime previsione economiche.

Te la do o non te la do? La fiducia, ovviamente! Come in un giocoso corteggiarsi tra innamorati alle prime armi, nella telenovela in diretta tra Bersani e i capigruppo M5S, il grillino recitava alla perfezione la parte della verginella che mercanteggia la sua purezza politico-istituzionale in cambio di una presunta prova di fedeltà al suo programma, per citare l’espressione usata da Vito Crimi.

Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio, sotto questo plumbeo cielo di una primavera che tarda ad arrivare, forse impaurita da queste giornate di marasma politico istituzionale postelettorale.
Se l’esito era questo, com’era facilmente prevedibile, meglio sarebbe stato non andare proprio alle urne. Almeno non con questa legge elettorale che di fatto ha cristallizzato tre posizioni contrapposte.

Da quanto emerge dal farneticante pensiero dagli emissari della banda Grillo & Casaleggio, non sono solo saltate tutte le norme basilari del diritto costituzionale, come il divieto di mandato imperativo – che a quanto pare gli sgrillettati ignorano – ma anche quelle del rapporto fiduciario e di collaborazione tra Governo e Parlamento.

È saltato il buon senso, per non dire il senso di responsabilità che la situazione disperata invece imporrebbe. Un atteggiamento da ‘insani di mente’, per citare le parole scambiate nel teatrino tra il salumiere Bersani e gli sgrillettati, a proposito della comune responsabilità di formare un governo che le forze politiche neoelette dovrebbero prendersi in carico.

Altro che  ‘Uomo della Provvidenza’, come scriveva Roberto Marsicano nel suo blog, forse solo un Aliencat, venuto dallo spazio siderale, riuscirebbe a ripristinare la logica e a prendere le redini di questo sciagurato paese purtroppo senza un presente e senza neppure un futuro.

Auguri di Buona Pasqua.

 

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Le caramelle della Fornero

Oggi si profila la giornata decisiva di una riforma del lavoro che si farà, come recita il ministro Fornero, anche senza il consenso delle parti sociali.

La riforma prevede l’abolizione degli stage post lauream, misura ritenuta positiva in quanto agirebbe quale deterrente contro gli abusi da parte delle aziende, ma c’è chi sostiene, che in un Paese in crisi come il nostro e con una concezione così medievale e gerontocratica del lavoro, si rischia di impedire l’accesso al mondo di lavoro ad un’intera generazione di giovani.

Il lavoratore a termine costerà di più  alle aziende rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, ma la differenza potrà essere recuperata  dall’impresa se il lavoratore precario viene assunto a tempo indeterminato. L’aumento dell’intervallo temporale tra un contratto a termine e l’altro sarà aumentato, anche in questo caso per limitarne gli abusi ormai diventati una pratica consueta.

Licenziare un dipendente diventerà ancora più facile, basterà una lettera con la possibilità per le imprese di mandare a casa fino a 4 dipendenti in 120 giorni, aggirando in parte l’ostacolo del licenziamento collettivo reso più difficile dalla riforma, che entrerà a regime nel 2007.

Per quanto riguarda il problema degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria ed in deroga), il governo sostiene che il problema principale della cassa integrazione è che privilegia la tutela del posto di lavoro rispetto alla tutela del lavoratore, tenendo spesso i  lavoratori attaccati a imprese ormai decotte destinate al fallimento. Senza tralasciare il fatto non trascurabile che questa misura non riguarda chi ha contratti atipici, quindi la stragrande maggioranza lavoratori precari.

La riforma prevede anche l’introduzione della famigerata ASPI, Assicurazione Sociale Per l’Impiego, che sostituirebbe le indennità di mobilità e di disoccupazione ordinaria. Per poter usufruire dell’ASPI, basterebbero due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni, indipendentemente dal tipo di contratto, precario o meno. Si tratta di un requisito più restrittivo di quello previsto per l’odierna mobilità.

Ma la domanda che sorge spontanea è chi pagherà la riforma del lavoro targata Fornero? La mazzata dell’ASPI ricadrà sulle imprese, in particolare su quelle più piccole, già gravemente tartassate, che dovranno sborsare almeno 400 euro all’anno per ogni dipendente. Altro che caramelle…