Fottuti numeri

L'intrepido
L’intrepido

Numeri, nient’altro che numeri, fottuti numeri, anonimi. E come tale sei trattato, senza considerazione, senza distinzione.
Tanto uno vale l’altro, come il protagonista del film L’intrepido, Antonio Pane, eroe dei nostri giorni che di mestiere fa il ‘rimpiazzo’ di chi si assenta dal proprio posto di lavoro, anche solo per qualche ora…

Semplici e insignificanti bulloni, all’interno di un colossale ingranaggio mondiale dritto verso il baratro, schiacciati da un lato dalla recessione e dall’altro dalla crescente automazione tecnologica che negli anni a venire continuerà imperterrita a bruciare posti di lavoro, parola di The economist

Nel frattempo, in Italia, cosa si sta facendo?
Si pensa a come precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro, a diminuire i livelli salariali, come propone Electrolux.
Mentre l’unica via di uscita, sarebbe quella di aumentare il salario minimo, secondo 600 economisti di fama mondiale, tra cui sette premi nobel dal calibro di Joseph Stiglitz, Kenneth Arrow e Peter Diamond.

Nel frattempo il Paese continua a impoverirsi e la stampa preferisce occuparsi delle baruffe in Parlamento tra i grillini, barricaderi e misogini, contro la casta di cui loro stessi fanno egregiamente parte…

Meccano Italia

Meccano_Italia

Rodotà… Rodotà… Bianca… La voce della Boldrini risuonava metallica, dall’effetto quasi ipnotico, sbucava fuori dallo schermo TV e si spandeva nella stanza.

Quinto voto, era ormai evidente che anche questa volta lo scrutinio sarebbe andato a vuoto.
Un incubo nell’incubo. I due presidenti delle Camere, riunite in seduta comune, che si passano le schede come fossero carte da gioco e dietro di loro, in piedi, i commessi, che presidiano teatralmente il nulla.

Ho un flashback: mi ricordo i miei primi anni in Italia, inizio anni ottanta, quando facevo quell’incubo ricorrente di tornare in Argentina, paese dal quale siamo scappati perché non c’era futuro. Da poco erano passati gli anni feroci della Giunta Militare, scalzata da una democrazia fragile minata pesantemente dall’iperinflazione.

Ora invece è da parecchi anni che l’incubo mi pare viverlo qua, ma da sveglia, in un paese senza speranze, governato da una classe dirigente impresentabile, incompetente e corrotta fino al midollo, incapace di produrre il più minimo segno di rinnovamento.

Impossibile pretendere rinnovamento da una banda di politicanti ignoranti e protesa solo verso il tatticismo.

Per quale ragione il PD, ormai liquefattosi, non ha voluto votare Rodotà, candidato notoriamente di sinistra ma con la pecca di essere stato proposto dai grillini?
E per quale ragione, PD e PDL hanno preferito il bis di Napolitano, classe 1925, “salvatore della Patria”, che dovrebbe essere il motore del rinnovamento e che invece non farà che traghettare la Repubblica verso lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni, affinché l’incubo angosciante di una permanente campagna elettorale continui ancora?

Perché l’Italia assomiglia sempre di più a un meccano da ricostruire privo di istruzioni di montaggio, o tutt’al più, con le istruzioni scritte in una lingua ignota, incomprensibile a chi è preposto a svolgere tale arduo compito.

Il flop di Bersani

Aliencat_Flop_Italia

 

In alto mare, in mezzo alla burrasca, senza una bussola, la zattera Italia sprofonda sempre più giù, fino a  inabissarsi nell’oceano gelido di una recessione che ci terrà compagnia ancora per tutto il 2013, molto più a lungo che in altri paesi europei, almeno stando alle ultime previsione economiche.

Te la do o non te la do? La fiducia, ovviamente! Come in un giocoso corteggiarsi tra innamorati alle prime armi, nella telenovela in diretta tra Bersani e i capigruppo M5S, il grillino recitava alla perfezione la parte della verginella che mercanteggia la sua purezza politico-istituzionale in cambio di una presunta prova di fedeltà al suo programma, per citare l’espressione usata da Vito Crimi.

Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio, sotto questo plumbeo cielo di una primavera che tarda ad arrivare, forse impaurita da queste giornate di marasma politico istituzionale postelettorale.
Se l’esito era questo, com’era facilmente prevedibile, meglio sarebbe stato non andare proprio alle urne. Almeno non con questa legge elettorale che di fatto ha cristallizzato tre posizioni contrapposte.

Da quanto emerge dal farneticante pensiero dagli emissari della banda Grillo & Casaleggio, non sono solo saltate tutte le norme basilari del diritto costituzionale, come il divieto di mandato imperativo – che a quanto pare gli sgrillettati ignorano – ma anche quelle del rapporto fiduciario e di collaborazione tra Governo e Parlamento.

È saltato il buon senso, per non dire il senso di responsabilità che la situazione disperata invece imporrebbe. Un atteggiamento da ‘insani di mente’, per citare le parole scambiate nel teatrino tra il salumiere Bersani e gli sgrillettati, a proposito della comune responsabilità di formare un governo che le forze politiche neoelette dovrebbero prendersi in carico.

Altro che  ‘Uomo della Provvidenza’, come scriveva Roberto Marsicano nel suo blog, forse solo un Aliencat, venuto dallo spazio siderale, riuscirebbe a ripristinare la logica e a prendere le redini di questo sciagurato paese purtroppo senza un presente e senza neppure un futuro.

Auguri di Buona Pasqua.