Quei maestrini esemplari

maestro
Quei maestrini esemplari

Il mondo pullula di “maestri”, sempre pronti a mettere i puntini sulle tue i, anche quando i puntini sono grandi come grattacieli, a propinarti soluzioni precotte, ramanzine dall’altezza vertiginosa della loro spocchia. Ovviamente, quando ormai la frittata è bella pronta sul tavolo e il lavoro “sporco”, te lo sei sbrigato da solo soletto. E’ ovvio!

Sempre pronti a puntualizzare i tuoi interventi e a giustificare, per non dire mascherare puntualmente, le loro reali inadempienze.

A tutti quei maestrini di vita che condiscono di gioia la tua (misera, a detta loro) esistenza, un meritatissimo: “vai a rosolarti, piano, piano, a quel paese!”

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Cà nissciuno è fesso

Il buon giorno ha sempre il solito nome: il TUO
#Nutellanonsonoio
Il buongiorno ha sempre il solito nome: il TUO

Sono davvero satura di sentire le risposte più strampalate date da persone con cui mi tocca interagire per diverse ragioni, di lavoro o altre incombenze.

Non è dato sapere ma la comunicazione risulta spesso fallace, per non dire l’educazione, che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto civile: dal cliente al vicino di casa. Dovrebbe…

Non capisco come mai (o forse sì) le persone cambiano continuamente le carte in tavola con una velocità davvero sorprendente. Non importa che tu stia facendo loro una cortesia, un favore, un piacere ‘non dovuto’. Non importa nemmeno se le stai facendo risparmiare grane, oltreché denaro contante con quel tuo piacere. No, figuriamoci…

Ci sarà sempre una scusa validissima che giustifichi il loro operato: la latitanza più assoluta dopo accordi presi in vista della partecipazione a un noto evento sulla multicanalità e dintorni, l’astio del vicino che pensa che io lo debba ‘servire e riverire’  quando sono io a fargli una cortesia, mentre lui pensa solo a rubacchiare le ciliege, facendo finta di niente… E se la prende con me perché ha un figlio all’asilo e un’insignificante moglie da mantenere…

Perché quella dei giovani figli più o meno vinciuti ‘da avviare’ e delle moglie ‘da mantenere’ è una scusa che ormai mi esce dalle orecchie… Ed è trasversale a tutti i ceti sociali: dal manovale sottopagato, al colletto bianco, passando per il pensionato che si fa sfruttare per sentirsi ancora ‘utile’.
Ebbene sì, il ‘tengo famiglia’ non lo digerisco proprio più. Nessuno ti ha prescritto per contratto di procreare e per giunta di sposarti una ‘pezzo di carne con gli occhi’, buona solo a lavare i panni, a darsi alla gastronomia, a cazzeggiare su Facebook…

Persone del genere non meritano cortesie da parte tua, ma solo il buongiorno, con qualche goccetta particolare.
E non proprio di Chanel nº 5…

Il paese dei bambini

Il paese degli eterni bambini
Il paese degli eterni bambini

Vivo in un paese di bambini, di eterni bambini, nel senso più deleterio dell’espressione. Non un’infanzia dedita alla curiosità, alla voglia di sperimentare e di intraprendere, come i giovani calabresi che ho incontrato al MaSem, e come ce ne saranno tanti altri, ma bambini perennemente immaturi, fiacchi e pure extra large.

Bambini capricciosi o “vinciuti”, per dirla alla Roberto Marsicano, bambini 30-40enni, ancora a casa dei genitori, che aspettano la mattina il papà che va a prendergli la focaccia appena sfornata o il cornetto al cioccolato. Bambini regolarmente sposati, che vivono in villetta bifamiliare, che hanno partorito altri bambini, questa volta quelli “veri”, cresciuti e scarrozzati dalla mattina alla sera dalla nonna tuttofare che si pregia ancora di cucinare per tutta la tribù, persino per la nuora nullafacente, vero pezzo di carne con gli occhi, da quanto sia vigile.

Bambini che pensano a fare altri bambini, viziati e arroganti pure quelli, perché tanto c’è sempre all’uso un adulto, più o meno anziano, con l’imperativo morale di aiutare, sostenere e reggere gli zebedei finché morte non giunga. Sempre, contro ogni logica. Guai a dissentire, si è prontamente bollati da talebani anaffettivi o semplicemente da mentecatti.

Bambini sapientemente piazzati in posti strategici della pubblica amministrazione, delle grandi e piccole organizzazioni, in virtù di conoscenze “giuste”, dediti a combinare i disastri più impensabili, gestiti, guarda caso, sempre dai soliti preposti a cambiare i pannolini sporchi.

Un microcosmo grottesco, brulicante di lagnosi, irresponsabili e parassiti catatonici a ogni forma di cambiamento, dove si va avanti per inerzia, strisciando come vermi, succhiando la linfa altrui.