Quei maestrini esemplari

maestro
Quei maestrini esemplari

Il mondo pullula di “maestri”, sempre pronti a mettere i puntini sulle tue i, anche quando i puntini sono grandi come grattacieli, a propinarti soluzioni precotte, ramanzine dall’altezza vertiginosa della loro spocchia. Ovviamente, quando ormai la frittata è bella pronta sul tavolo e il lavoro “sporco”, te lo sei sbrigato da solo soletto. E’ ovvio!

Sempre pronti a puntualizzare i tuoi interventi e a giustificare, per non dire mascherare puntualmente, le loro reali inadempienze.

A tutti quei maestrini di vita che condiscono di gioia la tua (misera, a detta loro) esistenza, un meritatissimo: “vai a rosolarti, piano, piano, a quel paese!”

Bilancini di fine anno

Bilancio pietre
Bilancini di fine anno

Fine anno, tempo di bilanci e non solo contabili. Cosa mi voglio portare nel 2015?

Ho capito che la paura è un inutile spreco di energia in grado di paralizzarti. E che mi sono rotta di pazientare e di avere paura o riguardi reverenziali verso chi non lo merita. Opportunisti pro tempore e clienti morosi inclusi.

Ho capito che questo Paese può essere in grado di tirare fuori il meglio o il peggio di te stesso, cosa non da poco. Ma che sta a te (e solo a te) scegliere da che parte stare. E sopratutto affrontare le conseguenze di quello che avrai scelto.

Ho capito sulla mia pelle che il dolore è inevitabile, ma la sofferenza è opzionale, perché ti fa scoprire forte, molto più forte di quanto lo credevi. E che questo può dare fastidio, molto fastidio, alle persone meschine, narcise e insignificanti che ti stanno attorno.

Auguri di buon 2015 da laimpertinente

I rischi di vivere con un uomo Bancomat

Uomo Bancomat
Uomo Bancomat

Trattasi di specie in via di estinzione, messa a dura prova dalla crisi economica e dal dramma sociale in cui versa il paese.

Perché tu, legittimamente domanderai, ciò che per molte donne dovrebbe essere un’opportunità e’ invece fonte di frustrazione degna di essere trattata da uno strizzacervelli?

La risposta potrebbe sembrare quasi banale. E non solo perché quando il Bancomat inizia a sputare meno soldi, ti verrebbe solo da incazzarti. Non ha importanza che sia momentaneamente guasto (malato), obsoleto (vecchio) oppure, semplicemente, che in quel momento ci sia una minor provvista di contanti. No!
Esiste una ragione più profonda che lega le due controparti di quella nefasta alleanza di cui il paese intero pullula: entrambi le figure sono imprigionate in modelli che appartengono a un passato, ormai morto e sepolto.
Semplicemente trapassato, come questo paese che non ha fatto altro che perdere tempo dietro ai problemi giudiziari di Mr. B, nell’inerzia piu’ assoluta, anni, se non addirittura decenni di opposizione inesistente, in cui la sinistra e tutte le sue involuzioni e degenerazioni, piu’ o meno sgrilletate, si arrovellano dietro inutili tatticisimi e giochi di potere, mentre il mondo cambia alla velocita’ della luce e impone un ruolo attivo della donna.
Invece no, l’Italia rappresenta l’anomalia, un paese che si puo’ permettere il lusso di vivere nella bambagia e non solo perche’ la percentuale di nero nell’economia è alta, ma anche per colpa (o per fortuna), dipende dai punti di vista, dell’uomo bancomat e della donna pappone che replicano ad infinitum il loro ridicolo teatrino…
I numeri sono lapidari:
  • Un giovane tra 14 e 29 anni su quattro non studia ne’ lavoro, ossia è un NEET
  • Nella fascia d’età 15-24 anni, il tasso di disoccupazione rasenta il 50%, mentre schizza al 60% dai 24-60.
Un universo di donne pappone, perennemente insoddisfatte, e di uomini Bancomat, sempre prigionieri di se’ stessi e incapaci di adempiere alla loro funzione.
Questa è l’Italia.

A.A.A. Sfiga Cercasi

AAA Sfiga Cercasi
Legge di Murphy

Alcune persone dedicano molte delle loro energie a lagnarsi: del governo ladro che aumenta le tasse, della burocrazia elefantiaca e surreale della P.A, delle associazioni  di cui fanno parte.

Sempre, a qualunque titolo.
In questo modo, mi sembra che non facciano altro che attirarsi la sfiga e non solo perché lo prevede la legge di Murphy.

A che pro? Trovo snervante cercare di concentrarsi sempre sul pezzo mancante o quello che non va come idealmente dovrebbe andare, vuoi per dovere, per logica o per semplice buon senso.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che si rema in un mare in burrasca e che la tempesta non riguarda solo l’Italia, il cui rating del debito sovrano si attesta sempre a BBB+ ma con outlook negativo.
E che le prospettive dal punto di vista della società civile sono pessime, come risulta dai dati che l’amico Roberto Marsicano si è preso la briga di pubblicare sul su blog, nell’articolo La foto dell’ignoranza.

Il mondo è cambiato e cambierà ancora. E non solo per la crisi ma per un insieme di fattori che le classi dirigenti italiche sembrano escludere totalmente dal dibattito, impantanate come sono nella melma vacua del chiacchiericcio da mercato elettorale permanente.
Stiamo osservando allo sfacelo di un mondo sempre più ineguale. Delle conseguenze per il nostro futuro ne parla il premio Nobel Joseph Stiglitz nel suo ultimo capolavoro Il prezzo della disuguaglianza.

Questa è la diagnosi, ma la cura, semmai esista una è cercare di surfare l’onda di questa infinita recessione a cui dovremo abituarci, che ci costringe a trovare nuove vie, metaforicamente a “fare muta” nello stile di vita e nel lavoro.
Diventare resilenti, per andare avanti. ‘Aprender a emprender’, ovvero imparare a intraprendere, come dicono quelli di UniMOOC Aemprende

La posta in gioco è solo una. La sopravvivenza.

Primarie PD, il vecchio che avanza

Dopo la penosa comparsata dei “fantastici 5 su Sky, le primarie del PD si lasciano alle spalle poche certezze, il ballottaggio tra Renzi l’Uomo Torcia e Bersani La Cosa, e molte polemiche.

In primo luogo sono emerse scorrettezze sui risultati e sul numero dei votanti. A lanciare l’accusa è stato Renzi, nella sua ultima metamorfosi, da giovane scout a creatura teleguidata da Giorgio Gori. In base ai dati in possesso del suo Comitato, la distanza che lo separa da Bersani sarebbe di 5 punti percentuali e non di nove, come emerge dai risultati diffusi dal partito.

Come i bambini viziati, il principino di Firenze vuole sempre avere ragione, insofferente alle regole, vorrebbe cambiarle in corsa per poter tirare acqua al suo mulino e raggranellare qualche voto, e pretenderebbe nessuna giustificazione per chi vuole votare al secondo turno, cosa invece prevista dal regolamento.

Sicuramente sarà Bersani a vincere il ballottaggio, ma un Renzi outsider che incassa il 35% di voti, rappresenta un dato su cui la dirigenza del PD dovrà  riflettere nel riordino del partito in vista delle prossime politiche. Senza contare il fatto che Bersani non ha sforato la maggioranza nemmeno in Emilia Romagna, sua roccaforte storica.

In secondo luogo, a prescindere dal fatto che Renzi abbia ragione sul conteggio dei voti, è meritevole di attenzione il mancato riconoscimento della propria sconfitta all’interno di un partito. Anche se gli USA non costituiscono certo l’emblema della democrazia, le recenti elezioni presidenziali sono state durissime e non prive di colpi bassi, ma alla fine lo sfidante Romney si è arreso, sottolineando lealtà al presidente eletto.  Nel Bel Paese manca il senso di responsabilità degli errori a tutti i livelli, non ultimo in quello politico, ragion per cui lo sconfitto è sempre pronto a denunciare brogli elettorali. Per la serie il vecchio che avanza…

Buon 1 maggio

Ai 2,1 milioni di disoccupati e ai 250mila lavoratori in cassa integrazione

Ai 1,5 milioni di giovani che non lavorano e non studiano perché non credono più nel futuro, in un Paese dalla dilagante gerontocrazia

Agli oltre 1,5 milioni di lavoratori scoraggiati che hanno smesso di cercare, il livello più alto degli ultimi 7 anni

Ai circa 4 milioni di lavoratori precari, ai parasubordinati, agli atipici, agli autonomi, alle finte partite IVA e a tutti quei lavoratori con molti obblighi e nessuna tutela

Ai cosiddetti lavoratori della conoscenza ed ai braccianti agricoli extracomunitari, tanto sottopagati i primi quanto schiavizzati i secondi

Ai 65mila esodati, nel limbo tra la disoccupazione di fatto e l’impossibilità di raggiungere la pensione

Ai 16,7 milioni di pensionati italiani, che si confermano i più poveri d’Europa, con un pensionato su due che incassa un assegno di meno di mille euro al mese.

A tutti coloro che non smettono di credere in un’Italia migliore.

Italia: un Paese dal futuro incerto

Dall’ultimo rapporto Eurispes, emerge l’immagine di un Paese sempre più sfiduciato, diseguale ed incapace di credere nel futuro. Un futuro che si profila una variabile incerta in balia della politica, delle istituzioni comunitarie, della traballante economia in recessione. Questi attori sono i veri padroni della vita e del futuro degli Italiani, che tuttavia non hanno perso del tutto le speranze di essere trattati un giorno da cittadini e non da sudditi da parte di una classe dirigente, frutto di una tradizione feudale e costruita sulla cooptazione.

Una classe dirigente, che come già teorizzava Gaetano Mosca agli inizi del ‘900, è sempre più autoreferenziale e nella quale raramente viene premiato il merito, l’applicazione e la capacità. Prova ne è la fulminante carriera del Viceministro al Lavoro Martone, professore ordinario a 29 anni sopratutto grazie alle amicizie altolocate di papà Antonio, ex avvocato generale in Cassazione .

Salari che crescono poco, prezzi che crescono troppo ci riportano indietro di circa 15 anni fa. Secondo l’ISTAT, nel corso del 2011 i salari sono aumentati di appena 1,8% contro un’impennata dell’inflazione del 2,8% segnando in questo scarto un record tra salari-prezzi più forte di quello registrato nel 1995. Tutto ciò significa erosione del potere d’acquisto, consumi ancora più depressi, ammontare del debito pubblico più difficile da scalfire.

Con la crisi è cominciata una lenta ma progressiva marcia indietro: i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, mentre la classe media tende a scomparire. Se non si mettono più soldi nelle tasche di coloro che aspettano soltanto di poterli spendere per avere un livello di vita meno indecente, non c’è speranza di crescita, fonte non solo di benessere ma di pace sociale.