Buco nero

Cosa ne penso della Grecia e dei vari Tsipras e Varoufakis descamisados?

 

Varoufakis Tsipras sorridenti
I “descamisados” del Partenone

La Grecia è come quelle famiglie tossiche in cui c’è un unico centro di costo perenne.

Una sorta di buco nero che ingoia denaro, risorse, per non dire linfa vitale, da tutti e da tutto ciò che lo circonda.

Con la tracotanza e la spavalderia di chi sa che comunque se lo può permettere perché la farà  sempre franca.

Un po’ come quel sciagurato figliol prodigo foraggiato per benino, a costo di spolpare e affossare chi ha sempre filato liscio…

La Grecia sa di trovare il solito rubinetto aperto da un’Europa, sempre più traballante su più fronti interni e esterni, ormai da un pezzo diventata un sogno infranto sull’altare sacrificale di una grande menzogna collettiva.

Perché i conti erano truccati sin dall’inizio della moneta unica, tutti consapevole della reale situazione dei Greci e pure dell’Italia, vera bomba ad orologeria dell’Europa, secondo il Washington Post.

Euro-Crisis-GDP
Fonte: Washington Post

Ma si doveva andare avanti. In nome di chi o di cosa?

In nome di quel popolo, sovranamente schiavo, vittima e complice dello stesso apparato di un paese di “pizzo, pizza e pezze”, per dirla alla Sorrentino ne La grande bellezza.

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La grande bellezza (incompresa)

Jep Gambardella
Tony Servillo, nei panni di Jep Gambardella

Visionario, profondo, felliniano, semplicemente memorabile.

“La grande bellezza”, miglior film straniero agli Oscar 2014, torna a far parlare di sé, sebbene pochi, per non dire molto pochi, pare abbiano compreso la complessità, i riferimenti e gli ammiccamenti interni del capolavoro di Sorrentino.

Ci voleva tutta la miscredenza di un napoletano per demolire, sfottere e tratteggiare le miserie dell’Italia e degli italiani di oggi, senza che questi se ne siano resi conto.  Ne scaturisce un ritratto penoso, popolato da figure meschine e da una degradata classe dirigente, cialtrona e arrogante.

E ci voleva tutta l’ironia, il disincanto e la maestria di un altro napoletano come Servillo, alias Jep Gambardella, voce narrante, per mettere a nudo l’anima di un popolo morto, arroccato su un passato che non esiste più, come le bellezze decadenti di Roma, senza presente e senza nemmeno uno spiraglio di futuro, perché privo di una guida  autorevole, degna di questo nome.

Un campionario della fauna dell’Italia contemporanea, paese di “pizze e pezze”, per dirla con le parole di uno dei personaggi, Lello Cava, ricco venditore all’ingrosso di giocattoli:

Il mafioso, silenzioso vicino di casa di Jep, che porta avanti il paese, come confermato dal peso della corruzione sul PIL italiano

L’intellettuale comunista radical chic, che nasconde un passato da leccaculismo politico

La Chiesa, avulsa dalla realtà e cosi poco disposta ad ascoltare i dubbi spirituali degli uomini

L’intellettuale fallito e tradito dalla città che amava e che se ne torna in campagna

La nobiltà decaduta che si svende per pochi spiccioli

La vacua artista “alternativa”, con tanto di falce e martello sul monte di Venere

La direttrice nana del giornale dove lavora Jep, perché la cultura in Italia non ha peso né statura, essendo sempre costretta a volare basso

La milanese riccona, “selfie” e autoreferenziale, da “una botta e via”.

Ecco il panorama desolante dell’Italia di oggi…

L’unica soluzione è tornare alle radici, come spiega l’anziana missionaria a Jep,  nella scena degli uccelli migratori che spiccano il volo al soffio della santa?

Non direi. Più che radici, ali, per volare via.