Gli aldilà

porta chiusa nera
“Gli aldilà”

 

Ma quanti sono gli aldilà? Siamo veramente sicuri che ne esista solo uno?
Per un grave fatto personale di cui parlo qui e anche qua, credo che la risposta giusta sia molti, se non addirittura troppi. Almeno qui in Italia…

L’aldilà è la porta sempre chiusa dell’amico quando tu sei fuori all’addiaccio. E fuori diluvia e il cielo è sempre buio pesto…

L’aldilà è il mancato rinnovo del contratto dopo esserti sbattuto per 11 mesi. E senza aver chiesto un permesso e fatto neanche un minuto di ritardo. Perché più di una persona, sei considerato uno yogurt scaduto, quasi uno schiavo, da parcheggiare quando non servi più…

 L’aldilà è la vita parallela che conducono gli uomini politici, i manager di Stato, la mafia Spa, il principale azionista dello Stato italiano che poggia le fondamenta sulla corruzione. E la vicenda Dell’Utri rappresenta l’ultimo squallido tassello…

I favoritismi, gli sprechi, i cittadini servi della gleba, i pazienti di serie B di cui pullulano gli ospedali di questa Italia, paese di ‘pizzo, pizza e pezze’ per dirla alla Sorrentino ne ‘La grande bellezza’.

E quel ciliegio sempre bianco, con i rami che sembrano voler sfiorare il cielo, che mi ostino a guardare dalla finestra, per cercare solo te…

 

 

 

E la sanità, bellezza!

tagli-sanità

Arrivo e mi trovo di fronte una mandria incappottata, seduta, compita ad aspettare il proprio turno per pagare il ticket, nell’atrio davanti allo sportello dell’ospedale.

Ticket schizzato alle stelle, mentre la qualità delle prestazioni sprofonda sempre più giù, come pure i disservizi, le lungaggini aggravate dai recenti tagli con l’accetta del governo “tecnico”, si fa per dire!

Salgo in ambulatorio e una specie di sguattera che sembra uscita da una bettola del Far West, chiede se puo’ aiutarmi. Capelli lunghi, sciolti, appiccicaticci, camice che esplode. Non mi voglio far guidare dalla prima impressione, non lo trovo giusto, né carino. L’intenzione era di parlare con l’altra infermiera che era al telefono. Giù si va alle calende greche e mi sembra giusto avvertire del mio ritardo.

Ritorno all’ingresso e trovo posto vicino al bar, da dove provengono effluvi davvero pestilenziali, bar la cui gestione é data a una delle tante cooperative di quelle che ci marciano sulla pelle dei malcapitati soci-schiavi-lavoratori.

Arriva il mio turno per pagare, l’atmosfera diventa surreale. L’operatrice smanetta al terminale dopo che le presento l’impegnativa. La mia visita non risulta, nonostante l’avessi prenotata ben oltre quattro mesi prima. La signora mi scruta al di sopra degli occhiali e dice di non preoccuparmi: inserirà la richiesta a mano.

Risalgo in ambulatorio ed entro con un ritardo di quasi “solo” due ore.  Mentre scendo trovo un’amica che lavora all’ospedale e che sbotta: ‘qua sta andando tutto a puttane’.

“Ma va!’ – le rispondo – “Non me n’ero accorta”.