L’ESM, ovvero A.A.A. sovranità svendesi

Dopo il bazooka di Draghi che da il via libera all’acquisto illimitato di titoli di Stato sul mercato secondario per calmierare lo spread, arriva oggi la tanto attesa sentenza della Corte costituzionale tedesca sulla costituzionalità del fondo salva stati europeo.

Ma c’è un “ma”: Berlino approva lESM con un contributo limitato fino a 190 miliardi dei 700 miliardi previsti, poiché ogni ulteriore dazione dovrà essere deliberata dal Parlamento a maggioranza qualificata. Approvato già dal Parlamento Italiano il 19 luglio scorso, la quota complessiva che l’Italia, indebitata fino al collo, dovrà sborsare nell’ambito dell‘ESM è di circa 125 miliardi, l’equivalente di tutte le recenti finanziarie di Tremonti e di Monti.

In cambio del sostegno finanziario, l’ESM potrà imporre ai Paesi debitori pesanti condizioni in materia di salari, pensioni, nuove tasse, tagli della spesa pubblica pomposamente denominata spending “review”.

Uno Stato Membro non potrà uscire dall’ESM, mentre un paese in difficoltà non potrà rifiutare l’aiuto dell’ESM. Questo oscuro meccanismo, ribattezzato il mostro di LochMess da Elio Lannutti, costringerà gli Stati a pagare i loro debiti verso gli altri Stati e soprattutto verso le banche europee piene zeppe di titoli tossici. Inoltre nell’ambito dell’ESM non ci sarà nessuna trasparenza, tutti i suoi documenti saranno riservati, oltreché i funzionari preposti saranno ritenuti immuni da qualunque eventuale provvedimento giudiziario.

Un nuovo ordine europeo basato sulla svendita delle sovranità nazionale a un’oscura entità sovranazionale è stato istituito. Una ristretta cerchia oligarchica si è ormai impossessata del potere e punta a demolire lo Stato Sociale a colpi di misure illiberali e tecnocratiche sotto l’egida di una traballante architettura europea.

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Elezioni in Grecia: Dracmageddon?

La partita più importante per l’Europa si gioca oggi in Grecia, ma la posta in gioco non è il campionato europeo di calcio, bensì le sorti della moneta unica.

La vera sfida inizierà domani quando una Grecia abituata a 37 anni di alternanza tra i socialisti del Pasok e  Nea Demokratia, dovrà provare a fare un governo di coalizione.

Gli exit poll in corso danno i seguenti dati: ND di Antonis Samaras 27,5- 30,5% e Syriza di Alexis Tsipras, la coalizione di sinistra costituita da 12 formazioni politiche, 27-30%, i neonazisti di Alba Dorata, 6-7,5% .

Sarà una vittoria risicata delle due principali forze politiche, i conservatori pro euro e la sinistra radicale, ma il vincitore potrà godere di un premio di maggioranza di 50 seggi.

Se vince la destra conservatrice, l’Europa potrà tirare un sospiro di sollievo. Se vince la sinistra radicale, la Grecia intende rinegoziare con la UE, la BCE e il FMI, la cosiddetta Troika, il famigerato Memorandum che impone una politica di austerity durissima.

La domanda è la seguente: la Troika svincolerà i 30 miliardi di euro promessi per la fine di giugno se il nuovo governo rinunciasse ad applicare il Memorandum? Senza questi soldi, Atene non riuscirebbe a pagare gli stipendi degli statali dopo luglio.

Se la vittoria della sinistra radicale (e l’intransigenza di Frau Merkel) provocheranno la cacciata della Grecia dall’eurozona, si rischierebbe il tracollo di tutta l’architettura della moneta unica, con un effetto dirompente sugli altri PIIGS,  per la gioia degli speculatori che da anni scommettono sul crollo dell’euro a suon di derivati, secondo gli addetti ai lavori.

Il conto finale per tutta l’Europa di questo scenario catastrofico sarebbe incalcolabile, superiore a 1000 miliardi di euro.

Pare che sull’uscita della Grecia dall’euro complottino i grandi centri della malavita, oltre alla Russia e alla Cina che hanno mire espansionistiche sulle infrastrutture del Paese.

Forse, tutto sommato, vale ancora la pena di provare a dare una chance alla Grecia se non vogliamo essere travolti da questo vero e proprio Dracmageddon…

Sarkozy c’est fini

L’era Sarkozy è finita. La Francia ha deciso di cambiare, eleggendo al ballottaggio il socialista François Hollande con il 51,7% dei voti.

Un risultato molto atteso non solo dai francesi ma da molti europei sfiduciati dalla politica rigorista benedetta dal duopolio Merkozy che acuisce la drammatica recessione in atto. In campagna elettorale, Hollande ha criticato in diverse occasioni le politiche economiche europee in  vigore, tra cui il famigerato Fiscal Compact,  ovvero il patto di bilancio siglato a marzo da 25 paesi UE e fortemente voluto dalla Germania.

In Francia ha vinto il cambiamento, infatti lo slogan della campagna di Hollande è stato “Le changemente c’est maintenant”, il quale ricorda l’obamiano “Yes We Can” che accanto a “Hope” e “Change” furono le parole d’ordine della marcia trionfale del  44º presidente americano eletto nel 2008.

Il programma elettorale di Hollande, le “60 promesse per la Francia”, è così ambizioso da essere bollato come irrealistico: creazione di 150.000 posti di lavoro nei settori dell’innovazione ambientale e sociale, vantaggi fiscali per le imprese che assumono giovani mantenendo parallelamente un lavoratore anziano al lavoro, rilancio della scuola pubblica, introduzione degli eurobond, della Tobin tax, correzione al ribasso della riforma pensionistica di Sarkozy, con la reintroduzione dell’età pensionistica a 60 anni, dopo aver maturato 41,5 anni di contributi. Alla faccia della riforma delle pensioni nostrana targata Fornero.

Sul fronte europeo, il presidente neoeletto punta a rafforzare il ruolo della BCE quale prestatore di prima e ultima istanza. Infatti, secondo Hollande la BCE ha due modi per sostenere la crescita: abbassare ulteriormente i tassi d’interesse e prestare denaro direttamente agli Stati piuttosto che attraverso le banche che si finanziano all’1% e poi prestano agli Stati al 6%.

Sarebbe un vero scacco matto al potere delle banche. Riuscirà Hollande nell’impresa? Dal suo successo dipende l’assetto dei prossimi equilibri europei.

Intanto stamattina schizza lo spread oltre 400, le borse crollano dopo il voto in Francia e Grecia, reagendo negativamente ai verdetti elettorali contrari alla politica dell’austerity.

Costituzione materiale italiana nell’era della crisi

Art. 1
L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sul precariato e sullo spread.
La sovranità appartiene alla Casta, che la esercita al di fuori delle forme e dei limiti della Costituzione formale.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dei potenti di turno, sia come singoli sia raggruppati nelle formazioni partitocratiche ove perpetuano il loro strapotere, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di egoismo politico, insicurezza economica e sociale.

Art. 3
Tutti i cittadini non hanno pari dignità sociale e sono diversi davanti alla legge, a seconda del loro portafoglio e ceto. Sono altrettanto soggetti a discriminazione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica incrementare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ed escludono l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini servi della gleba all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica misconosce  il diritto allo sfruttamento dei servi della gleba e promuove le condizioni che rendano effettivo il diritto all’eterna precarizzazione.
Ogni servo ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra all’involuzione materiale o spirituale della società.

Art. 5
La Repubblica, scissa e divisibile, riconosce e promuove le fazioni locali più turpi; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio accentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dei potenti, delle mafie e delle lobby di turno.

Art. 6
La Repubblica misconosce con apposite norme le minoranze linguistiche, salvo quella padana.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, dipendenti e dominanti. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi, di cara memoria fascista.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose non sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con le norme del Vaticano.

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della televisione più becera e ostacola la ricerca scientifica e tecnica, come si evince dallo stato in cui versa l’università italiana.
Tutela lo scempio edilizio e favorisce la deturpazione del patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano non si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità con le norme sulla tratta degli schiavi dell’Ottocento.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, non ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla leggi oligarchiche.
È ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11
L’Italia concepisce la guerra come strumento di egemonia dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che garantisca  il disordine sociale e l’ingiustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le lobby europee e internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore tedesco: nero, rosso e giallo.