Meccano Italia

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Rodotà… Rodotà… Bianca… La voce della Boldrini risuonava metallica, dall’effetto quasi ipnotico, sbucava fuori dallo schermo TV e si spandeva nella stanza.

Quinto voto, era ormai evidente che anche questa volta lo scrutinio sarebbe andato a vuoto.
Un incubo nell’incubo. I due presidenti delle Camere, riunite in seduta comune, che si passano le schede come fossero carte da gioco e dietro di loro, in piedi, i commessi, che presidiano teatralmente il nulla.

Ho un flashback: mi ricordo i miei primi anni in Italia, inizio anni ottanta, quando facevo quell’incubo ricorrente di tornare in Argentina, paese dal quale siamo scappati perché non c’era futuro. Da poco erano passati gli anni feroci della Giunta Militare, scalzata da una democrazia fragile minata pesantemente dall’iperinflazione.

Ora invece è da parecchi anni che l’incubo mi pare viverlo qua, ma da sveglia, in un paese senza speranze, governato da una classe dirigente impresentabile, incompetente e corrotta fino al midollo, incapace di produrre il più minimo segno di rinnovamento.

Impossibile pretendere rinnovamento da una banda di politicanti ignoranti e protesa solo verso il tatticismo.

Per quale ragione il PD, ormai liquefattosi, non ha voluto votare Rodotà, candidato notoriamente di sinistra ma con la pecca di essere stato proposto dai grillini?
E per quale ragione, PD e PDL hanno preferito il bis di Napolitano, classe 1925, “salvatore della Patria”, che dovrebbe essere il motore del rinnovamento e che invece non farà che traghettare la Repubblica verso lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni, affinché l’incubo angosciante di una permanente campagna elettorale continui ancora?

Perché l’Italia assomiglia sempre di più a un meccano da ricostruire privo di istruzioni di montaggio, o tutt’al più, con le istruzioni scritte in una lingua ignota, incomprensibile a chi è preposto a svolgere tale arduo compito.

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The Final Countdown

Fine Anno, tempo di bilanci. La profezia dei Maya s’è avverata. È arrivata la fine del mondo. Il problema è che nessuno se n’è accorto.

Alcuni brontosauri che sembravano essere scomparsi dal teatrino politico tornano alla ribalta in vista delle prossime elezioni.  O meglio, sono sempre stati dietro le quinte a mercanteggiare il loro malleabile sostegno per poltrone e poltroncine e riempirsi la bocca di parole che sono sistematicamente calpestate dalle loro azioni pubbliche e private. Parole che sono diventate un miraggio: democrazia, equità, lavoro.

Ci sarà un ennesimo Uomo della Provvidenza, che cercherà di rimettere insieme i cocci di un Paese ormai incancrenito e disintegrato, liquefattosi in una melma maleodorante che ingoia ogni speranza.  Dopo la stagione del nano dai capelli incatramati, spodestato dalla UE, è stato il turno del proconsole delle banche e dei poteri forti, gradito all’Europa. E il prossimo Premier sarà? Di uomini validi e coraggiosi non se ne vedono all’orizzonte.

Il governo è caduto, le consultazioni sono in corso. Ma Napolitano, che dalla sua comoda poltrona d’oro super partes, tira le fila del carrozzone, non assegnerà un nuovo incarico al Grande Mazinga, l’unico eroe i cui super poteri sarebbero in grado di salvare la morente Italia.

Buona fine del mondo a tutti.