Viva la crisi

Viva la crisi
Per il 2013, viva la crisi

Viva…

Questa depressione più nera e lunga di quella del ’29
Perché  ha costretto il Paese a togliersi finalmente la maschera e a fare i conti con gli sbagli della sua storia recente, fatta di debito pubblico e da livelli di corruzione degni del terzo mondo…

I politici di tutti i colori e sottocorrenti, renziani, grillini & C.
Perché sono solo  l’altra faccia dell’italiano medio, sempre pronto a fottere il prossimo, lo sconosciuto, l’alieno, per la propria combriccola o sul sacro altare della “famiglia“…

I forconi, i populisti e gli altri illusi, che non hanno la più pallida idea di come stanno le cose, in Italia e nel mondo.
Perché ancora credono che basta scagliarsi contro la casta e chi non la pensa come loro per risolvere la situazione…

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I miei studenti...
Perché devono sapere che ho imparato dai loro errori, anche quelli più grossolani…

E tutti quelli che mi hanno scalfito, graffiato, ferito e che continueranno imperterriti e impassibili a farlo ‘per contratto’…
Perché mi hanno reso la persona che era destino che fossi…

Buon Anno Impertinente a Tutti.

Governo precario, vita precaria

Governo precario, vita precaria
Governo precario, vita precaria

A volte penso che ognuno  scelga di vivere nel paese più consono alla propria nevrosi. E che a dispetto del mare che mi guarda ogni mattina dalla finestra e dalle colline, ideali per fare ciclismo, forse sia giunta l’ora di alzare i tacchi e di cambiare aria.

Non voglio più  stare in un paese morente e senza speranza. Più  disperato di quei migranti che hanno lasciato la vita perché credevano in qualcosa, in un futuro.

Dove governi precari si alternano e si trastullano nel nulla, prendendo, tuttalpiù , provvedimenti che aggravano un Paese ormai in caduta libera…

Non voglio più stare in un Paese che sara’ sempre servo e vile da ogni lato lo si veda. Ci si vende, anzi ci si svende, per una nomina: dal giornalista di sinistra – che poi, quale sinistra, quella che non c’è, che non c’è quasi mai stata e che non ci sarà mai – al parlamentare catapultato a Roma per fare da “peone”, all’anonima sgarzolina che spera di andare in TV dandola alla prima occasione che capita, fino all’amico del funzionario di turno alla ricerca di qualche ‘favore’ più o meno lecito.

Il tutto nell’indifferenza più totale perché la realtà, quella che scavi sotto la coltre del mare di menzogne, mezze verità  e pregiudizi, fa male. Ma fa ancora più male sguazzarci dentro.

Meccano Italia

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Rodotà… Rodotà… Bianca… La voce della Boldrini risuonava metallica, dall’effetto quasi ipnotico, sbucava fuori dallo schermo TV e si spandeva nella stanza.

Quinto voto, era ormai evidente che anche questa volta lo scrutinio sarebbe andato a vuoto.
Un incubo nell’incubo. I due presidenti delle Camere, riunite in seduta comune, che si passano le schede come fossero carte da gioco e dietro di loro, in piedi, i commessi, che presidiano teatralmente il nulla.

Ho un flashback: mi ricordo i miei primi anni in Italia, inizio anni ottanta, quando facevo quell’incubo ricorrente di tornare in Argentina, paese dal quale siamo scappati perché non c’era futuro. Da poco erano passati gli anni feroci della Giunta Militare, scalzata da una democrazia fragile minata pesantemente dall’iperinflazione.

Ora invece è da parecchi anni che l’incubo mi pare viverlo qua, ma da sveglia, in un paese senza speranze, governato da una classe dirigente impresentabile, incompetente e corrotta fino al midollo, incapace di produrre il più minimo segno di rinnovamento.

Impossibile pretendere rinnovamento da una banda di politicanti ignoranti e protesa solo verso il tatticismo.

Per quale ragione il PD, ormai liquefattosi, non ha voluto votare Rodotà, candidato notoriamente di sinistra ma con la pecca di essere stato proposto dai grillini?
E per quale ragione, PD e PDL hanno preferito il bis di Napolitano, classe 1925, “salvatore della Patria”, che dovrebbe essere il motore del rinnovamento e che invece non farà che traghettare la Repubblica verso lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni, affinché l’incubo angosciante di una permanente campagna elettorale continui ancora?

Perché l’Italia assomiglia sempre di più a un meccano da ricostruire privo di istruzioni di montaggio, o tutt’al più, con le istruzioni scritte in una lingua ignota, incomprensibile a chi è preposto a svolgere tale arduo compito.

La grande illusione della sinistra

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Diciamo pure che Silvio Berlusconi è uno che i guai se li cerca.
Diciamo pure che è anche bravo a svicolare.
E ammettiamo pure che parecchi nel PD vorrebbero che Berlusconi, in un modo o nell’altro, sparisse dalla scena.
Mettiamo pure, ma per pura ipotesi, che qualche magistrato ci provi a dare una mano a togliere di mezzo questo ingombrante avversario del PD.
E aggiungiamo anche che certi suoi avversari economici nei media lo vorrebbero sicuramente fuori dai piedi.
Ma tutto ciò premesso, una volta che Berlusconi fosse costretto a un dorato esilio ad Antigua, magari circondato da un nugolo di affettuose nipotine, ma il PD è proprio sicuro di prendere i voti di Silvio Berlusconi?
Molto probabilmente, sparito B., sparirà pure il partito, ma i suoi voti potranno mai attraversare l’orizzonte che divide un elettore di destra da uno di sinistra?
Non credo. Mentre è molto più probabile che i voti finiscano a Grillo o ad altre formazioni di destra che spunterebbero per colmarne il vuoto.
La realtà è che il PD si sta logorando da 20 anni contro Berlusconi come prima il PCI si era logorato per 40 contro la DC dimenticando che la gente da un partito di sinistra vorrebbe qualcosa di socialista: welfare, sanità efficiente, scuola gratuita e a tempo pieno, servizi per le donne e uno Stato che funzioni. Come in Svezia, in Finlandia.
Ultimamente non mi sembra di aver sentito qualcosa del genere da Bersani, Bindi e dal rottamatore rottamato Renzi.

Il ritorno del Caimano

Ecco il volto nuovo della politica italiana: Silvio Berlusconi, tirato a lucido dopo forse l’ennesimo ritocco facciale. Ebbene sì, chi l’ha dato ormai per spacciato  si è sbagliato. Con il viso ristrutturato, la chioma sempre più incatramata e la solita aria da sbruffone, ha stupito proprio tutto il Paese, non solo il partito, annunciando la sua sesta candidatura alle prossime politiche.

Un Paese, il nostro, la cui classe dirigente assomiglia sempre di più alla Concordia, ancora spiaggiata sull’isola del Giglio a sei mesi dal naufragio, per la catatonica mancata capacità di rinnovarsi, sia a destra che a sinistra.

Come annunciato alla stampa, Silvio Berlusconi ha preso atto dalle ultime amministrative che la sua creatura – il PDL capeggiato da due mesi dal fido scudiere Alfano – sta cadendo a pezzi ed è subito corso ai ripari, “per non buttare via 18 anni di impegno”. Addio primarie, tutti all’interno del PDL sono d’accordo, si va avanti con la candidatura di Berlusconi, nonostante il delfino scaricato fosse convinto dell’impellente urgenza del ricambio fino a poche settimane fa.

“Non abbiamo nessuno meglio di Silvio Berlusconi”, ha dichiarato Daniela Santanchè, fedelissima sostenitrice del Cavaliere dal 2010, anno in cui ha ricevuto il fumoso incarico di sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Ora invece sarebbe favorevole alla candidatura di Silvio “in ticket con una donna”. Sono ormai un lontano ricordo i tempi in cui la “signora del dito medio” asseriva che Berlusconi vede le donne solo in posizione orizzontale.

Incredulità e preoccupazione sono stati i sentimenti principali con cui  le cancellerie europee hanno accolto la candidatura di Berlusconi. Ma lo sconcerto per una possibile ricomparsa del Caimano non si limita solo all’Europa, ma arriva anche dagli Stati Uniti, come lo conferma la home page della versione internazionale del New York Times di qualche giorno fa.

Questo è il panorama della politica italiana. Un film visto e rivisto che pare durare fino all’infinito.