Autunno freddo

alberi spogli
Autunno freddo

Sei stato schifato dal tuo stesso branco, a botta di vischiosi sotterfugi, lotte intestine e mezze verità. E pure anche dal governo, quella combriccola di inetti (o di furboni) che se la menano a discutere sull’articolo 18, come se fosse un articolo a darti da mangiare. In un mondo che cambia alla velocità della luce e dove l’automazione tecnologica sta divorando quasi il 50% dei lavori

Vorresti andare a letto e non svegliarti più.
Invece, la spinta propulsiva prende il sopravvento, ti fa montare sopra una bicicletta, muovere per rimanere a galla, all’inseguimento di un sogno divenuto un progetto concreto.

Alla fine intravedi che è questo il tuo karma, che in questo copione delle tante vite che ti è toccato e ti toccherà vivere dovrai essere calpestato, manipolato, scartavetrato fino al nocciolo.
E non ti resterà altro che cambiare muta, come i rettili, oppure spogliarti dalle tue foglie, come gli alberi in autunno.

 

Suicidio non autorizzato

Suicidio non autorizzato
Suicidio non autorizzato

Il cinismo della gente non conosce limite e lo tocchi con mano in situazioni estreme, come quella dell’ultimo disperato che ha deciso di mettere la parola fine, lanciandosi sotto l’IC proveniente da Livorno in direzione Milano, proprio mentre ero in viaggio verso Mestre per l’ultima edizione di Digital or Nothing.

Per molti, il suicidio e’ sempre una noiosa seccatura che spezza la quotidianità, quell’affannoso andirivieni a tratti privo di significato che contraddistingue le nostre giornate.

E senti l’uscita di un’imbolsita cinquantenne dai capelli rosso menopausa che se la prende variamente con le Ferrovie e con il povero disgraziato perché “l’istinto di sopravvivenza deve prevalere”
Al che la compagna , una biondona sugnosa, ritenzione idrica a go go, inveisce contro il malcapitato, perché avrebbe dovuto scegliere un luogo più opportuno per ammazzarsi e perché le strampalate Ferrovie dello Stato dovrebbero prevedere un treno aggiuntivo in partenza sul capoluogo successivo.

Non un pensiero di pietà  per il disgraziato che alle 5 di mattino,  in mezzo alla campagna toscana, e’ andato incontro al suo destino.
Chi era costui? Nessuno sembra porsi quella domanda, forse era solo, forse aveva perso il lavoro, un amore, forse aveva bussato a troppe porte o forse a nessuna…

O forse, semplicemente, si era posto troppe domande senza trovare nessuna risposta.

Nessuna per cui valesse la pena di continuare ad andare avanti.
Proprio nessuna.

La bicicletta e l’arte della fatica

La bicicletta e l'arte della fatica
La bicicletta e l’arte della fatica

 

Se c’e’ una cosa che la mia cara Montana mi ha insegnato, e’ che nella vita tutto si ottiene con fatica, costanza e sacrificio.
A meno di non avere uno sponsor, cosa che e’ stato sempre la norma per trovare  uno straccio lavoro o fare carriera in questo Paese soffocato dal familismo amorale.

E quando sei in mezzo alla salita, con le marce sfruttate al massimo, capisci che l’unica alternativa e’ stringere i denti e continuare a pedalare, perché se ti fermi sei finito.

E devi andare avanti solo con le tue gambe. Non ci sono scorciatoie, nessun sotterfugio, ne spinte sul lato b. Non c’e’ nemmeno mammina o papino a spianarti la strada, a imboccarti o a prendere il pane appena sfornato, anche quando già dovreste essere fuori dalle scatole da un pezzo.

Ci sei solo tu e la salita che ti sfida…

Ogni giorno cerco di instillare nei miei giovani studenti questo stesso spirito ‘agonista‘, perché là, fuori dalle aule, bisogna avere fiato, per stare al passo, per inventarsi un lavoro che non c’e’ e per non sprofondare sempre più giù nel baratro.

Non mi meraviglia più i loro sguardi stupiti e perplessi, quando snocciolo per filo e per segno come stanno le cose là fuori, in un mercato del lavoro in cui tutti, prima o poi, volente o nolente, saremmo sostituiti da macchine sempre più intelligenti e dai nomi cinematografici, come Watson.

Mi stupiscono, invece, i loro genitori o comunque coloro preposti a fare da guida e che invece si credono di avere in casa il novello Maradona, la futura Mariangela Melato o il prossimo John Travolta.

Per la serie ‘ogni scarrafone e’ bell’ a mamma soja’.